Risposta interrogazione 3-03430 sull’equipaggiamento dei Vigili del fuoco.

Il 25 gennaio 2017 avevo presentato l’interrogazione n. 3-03430 inerente l’equipaggiamento dei Vigili del Fuoco, lo scorso 14 Settembre, nella seduta n. 876 dell’Assemblea, ho ricevuto la risposta dall’On. RUGHETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed ho potuto brevemente replicare.

TESTO INTERROGAZIONE

Atto n. 3-03430
Pubblicato il 25 gennaio 2017, nella seduta n. 747
SCIBONA , AIROLA , CASTALDI , DONNO , MONTEVECCHI , CAPPELLETTI , GIARRUSSO , SANTANGELO , PUGLIA , MORONESE , PAGLINI – Al Ministro dell’interno. –
Premesso che, a quanto risulta agli interroganti dall’articolo “Nella neve sul terremoto senza guanti, senza indumenti termici e con mezzi vecchi senza catene”, pubblicato, in data 19 gennaio 2017, dalla testata on line “Il Piacenza”, plurisettimanale telematico, si apprende come in un nota il coordinamento provinciale Cgil dei Vigili del fuoco di Piacenza abbia denunciato le numerose criticità a cui il proprio personale è stato sottoposto nell’espletamento dei compiti di protezione civile presso le zone terremotate del Centro Italia;
considerato che:
si evince come i Vigili del fuoco siano stati inviati presso le zone di intervento, ricoperte da metri di neve e con temperature sotto lo zero, senza indumenti protettivi adeguati, senza guanti, né stivali da neve;
inoltre, si evince che gli automezzi in dotazione sarebbero, in larga parte, vetusti e privi di dispositivi antineve e che gli stessi operatori alloggiano in tende in cui non è garantito il riscaldamento, né i minimi servizi igienico-sanitari;
considerato infine che pur non essendo attualmente nella situazione determinatasi nel corso delle prime ore dall’evento emergenziale, risulta agli interroganti che la gestione dell’emergenza non sembrerebbe ancora consolidata; gli stessi turni e gli invii di personale non sarebbero cadenzati ed avverrebbero spesso senza o con minimo preavviso, evidenziando una totale disorganizzazione logistica,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative intenda intraprendere, affinché siano reperiti con urgenza fondi straordinari per dotare tutti i reparti dei Vigili del fuoco impiegati o da impiegare nell’emergenza post sisma del Centro Italia di adeguato equipaggiamento personale e mezzi, per far fronte agli eventi climatici in atto;
se intenda avviare urgentemente una ricognizione del sistema di protezione civile, al fine di adeguare di mezzi e risorse le strutture che concorrono agli interventi necessari durante o a seguito di un’emergenza o calamità naturale;
se, a prescindere dagli interventi emergenziali, intenda stanziare fondi da destinarsi ai reparti effettivi dei Vigili del fuoco ai fini di addestramento e di acquisto di dotazioni.

RISPOSTA E REPLICA

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 876 del 14/09/2017
PRESIDENTE. Segue l’interrogazione 3-03430 sull’equipaggiamento dei Vigili del fuoco.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

RUGHETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, onorevoli senatori, prima di entrare nel merito delle questioni poste dagli interroganti, mi sia consentito di esprimere la piena riconoscenza alle donne e agli uomini del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. L’elevatissimo livello del loro dispositivo di soccorso ha saputo far fronte alle numerosissime situazioni di grande complessità all’indomani dei tragici eventi sismici che dal 24 agosto 2016 hanno colpito diverse aree del nostro Paese, assicurando e garantendo l’assistenza alla popolazione con ineccepibile competenza tecnica e professionale. Al salvataggio delle persone nell’immediatezza degli eventi si aggiungono le migliaia di operazioni compiute per la messa in sicurezza degli immobili pubblici e privati o per il recupero dei beni delle abitazioni lesionate e delle attività commerciali. Innumerevoli sono stati anche i sopralluoghi, le verifiche di stabilità e le demolizioni degli edifici pericolanti; molteplici gli interventi per la difesa e il recupero di beni storici, architettonici e culturali fatti in collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Con riferimento più puntuale ai quesiti posti nell’atto di sindacato ispettivo, e in particolare alla presunta inadeguatezza delle dotazioni invernali utilizzate dai Vigili del fuoco, evidenzio che il Corpo nazionale utilizza un vestiario studiato per garantire un’adeguata tutela dell’integrità fisica dell’operatore e un buon isolamento termico, in conformità alle vigenti normative e direttive comunitarie.
Venendo ora alla questione degli automezzi di soccorso, il parco del Corpo nazionale dei vigili del fuoco è stato effettivamente interessato in questi ultimi anni da un progressivo fenomeno di invecchiamento, in ragione delle note carenze di fondi legate alla sfavorevole congiuntura economica. Purtuttavia, in questa legislatura sono stati previsti interventi normativi che hanno consentito l’avvio da parte dell’amministrazione dell’interno di linee di finanziamento per realizzare un piano di ammodernamento dei mezzi operativi del Corpo nazionale e, quindi, di rafforzare le strutture e il dispositivo di soccorso tecnico urgente, in un’ottica di modularità e interoperabilità con tutti gli altri enti coinvolti nelle emergenze.
Mi limito, in proposito, a richiamare le più recenti misure: il decreto-legge n. 113 del 2016, che ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2016-2018. Per l’anno 2016 si è già provveduto all’acquisto di 100 autoveicoli Jeep, per una spesa di euro 2.029.917,74 e di 40.000 uniformi invernali per una spesa di euro 7.528.376,00.
I fondi previsti per gli anni 2017 e 2018, saranno utilizzati per il rinnovo di dispositivi di protezione individuale.
Il decreto-legge n. 189 del 2016 ha autorizzato la spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2016 e di 45 milioni di euro per l’anno corrente. Con l’utilizzo delle predette risorse del 2016, unitamente a fondi ordinari, sono stati stipulati contratti per l’acquisizione di otto autoscale, attualmente in fase di allestimento, e dieci autocarri in fase di assegnazione. Inoltre, le risorse stanziate per il 2017 verranno utilizzate per l’acquisizione di 160 autopompe, 16 automezzi per soccorso nei centri storici, e infine dieci autoscale.
La legge di bilancio 2017 ha stanziato 70 milioni di euro per l’anno in corso e 180 milioni di euro annui per il periodo 2018-2030 da ripartire tra le forze di polizia e il Corpo nazionale secondo un programma pluriennale di finanziamento. A tal riguardo comunico che è in corso di definizione il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per la suddivisione del fondo ed è stata predisposta una bozza di piano di ripartizione delle risorse in argomento, che tiene conto anche delle esigenze del Dipartimento della pubblica sicurezza.
Da ultimo, segnalo l’incremento, pari a 5 milioni di euro, delle risorse destinate all’acquisto di automezzi in considerazione dell’eccezionale sforzo operativo del Corpo nazionale sostenuto quest’estate per lo spegnimento degli incendi boschivi.
In merito, infine, alle attività di addestramento professionale e aggiornamento formativo, ricordo che il Ministero dell’interno organizza regolarmente corsi di formazione, aggiornamento, perfezionamento professionale e addestramento per il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Tali attività si svolgono con specifici istruttori attraverso modelli organizzativi che prevedono una puntuale programmazione, con una diversa articolazione dell’orario di lavoro sostitutiva e non aggiuntiva ai turni di servizio obbligatori.
Concludo ricordando che prima della pausa estiva è stato insediato il tavolo per l’apertura della fase negoziale, che porterà al rinnovo dell’intesa negoziale che consentirà di dare una risposta importante a un comparto e a una procedura ferma da otto anni. Aggiungo che tale rinnovo arriva dopo altri due provvedimenti adottati dal Governo relativi al cosiddetto riordino delle carriere e alle assunzioni straordinarie, molto attese dai Vigili del fuoco, ancorché non esaustive a coprire tutti i vuoti in organico.

SCIBONA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCIBONA (M5S). Signora Presidente, signor Sottosegretario, nove mesi per rispondere a un’interrogazione di questo tipo sono un tempo abbastanza lungo, ma se andiamo a vedere le statistiche dei tempi di risposta alle interrogazioni normali si tratta di un periodo relativamente breve. Questo è il primo dato di fatto.
Ovviamente l’interrogazione era una scusante per far risaltare la problematica. È notorio che i Vigili del fuoco e gli altri Corpi statali, come la Protezione civile, sono sempre con l’acqua alla gola per quanto riguarda strumentazioni, mezzi e quant’altro. Ho sentito cifre importanti, ma probabilmente non sono sufficienti, perché ho notizia anche di requisizioni di mezzi e dotazioni ai vigili del fuoco volontari da parte dei permanenti. Questo, per carità, nell’ottica della sicurezza va bene, ma significa che anche i permanenti non hanno e continuano a non avere mezzi e dispositivi per poter operare.
Non vorrei che questa politica di tagli indiscriminati fosse tutta incentrata nell’ottica di togliere oneri allo Stato per far sì che il tutto venga poi gestito solo a livello di volontariato. Ovviamente, non si può pretendere che lo Stato abbia numeri elevati di personale professionista per attendere – speriamo mai – una catastrofe o altro, ma è altrettanto ovvio che ci deve essere una base professionale stanziale molto ben equipaggiata che possa entrare subito in azione in caso di emergenza, incidente o incendio.
Mi sembra che, rispetto a quanto continuiamo a sentire da parte dei Vigili del fuoco o di altri Corpi, a livello di lamentele e carenze, quella percorsa non sia la strada giusta. Lo Stato dovrebbe invertire assolutamente la rotta, aumentare gli stanziamenti e far sì che i Corpi chiamati a intervenire in caso di emergenza siano molto meglio equipaggiati, che siano sì avvicendati con un corpo di volontari in caso di grande catastrofe, ma che in prima istanza possano operare al meglio con quello che hanno.

TAV – SCIBONA (M5S): “Si dia seguito alle determinazioni della Corte dei Conti!”.

Con grande amarezza apprendo che la Corte dei Conti ha certificato ciò che da anni il movimento contro l’acquisto degli F35 e lo stesso movimento Notav hanno denunciato: l’inutilità logistica, tecnica ed economica dell’investimento e dell’intero progetto Joint Strike Fighter. Tutto ciò era già noto nel 2012 ai Tories del Canada, favorevoli al progetto JSF, che avevano dovuto, ob torto collo, riconoscerne l’inutilità del progetto, ribattezzato “Fiasco F35“.

Occorre con forza e determinazione estendere l’applicazione del d.lgs 228 del 2011 in tema di valutazione degli investimenti pubblici anche agli investimenti e forniture dell’intera pubblica amministrazione,lo scandalo Consip dovrebbe insegnare qualche cosa ai miei “Onorevoli colleghi”.Ma non solo, occorre che la disciplina del d.lgs 228 del 2011, che prevede, a carico dei singoli Ministeri, l’obbligatorietà della valutazione della necessità, congruità e ragionevolezza, ex ante e ex post, degli investimenti e degli interventi incidenti la spesa pubblica, sia previsto il potere della Corte dei Conti di bloccare l’investimento in difetto di validi e ragionevoli presupposti.

Ad oggi la Corte dei Conti non ha questo potere ed ha più volte, nei propri giudizi, condannato investimenti irragionevoli, come quelli riferiti al Ponte sullo Stretto di Messina e al Tav.
Ad oggi manca una ragionevole valutazione della necessità, congruità e ragionevolezza del ministero delle infrastrutture sulla nuova linea torino lione ai sensi del dlgs 228 del 2011.

Che ci sia di insegnamento la Francia che, a differenza dal nostro governo, gestisce con responsabilità e diligenza l’utilizzo dei fondi pubblici, come ha dimostrato sospendendo e revisionando alcune decisioni riferite agli investmenti pubblici, Torino Lyon compresa.
Segnalo all’Architetto Virano e agli altri tifosi del TAV che una delibera del Cipe, come quella emessa recentemente sulla Torino Lyon non libera dalle decisioni della Francia, è solo aria fritta e materiale per poter dire “siamo troppo avanti, costerebbe troppo fermarci”. E qualcuno dovrà essere ritenuto responsabile per l’ingente sperpero di denaro pubblico, nessun decisore e/o strillone escluso.

Marco Scibona, Senatore M5S – Segretario 8° Commissione Lavori pubblici, comunicazioni.

TAV – SCIBONA (M5S): “La Francia prende una pausa, Delrio faccia lo stesso!”

La Ministra dei Trasporti francese, Madame Borne, ha dichiarato che la Francia ha messo “in pausa” la Nuova Linea Torino – Lione per rianalizzare i progetti, come indicato dal Presidente della Repubblica. Infatti la Francia si appresta, a fonte di una riduzione della spesa pubblica, a rivedere il concetto di mobilità e riesaminare quindi quali progetti sono prioritari e quali no.

Per quanto riguarda l’Italia ricordo che sono in corso le complesse e costosissime procedure di valutazione dell’impatto ambientale su questo progetto, ovviamente per quanto riguarda la tratta in territorio italiano. Alla luce della pausa francese, visto che si tratta di un’opera che coinvolge i due Paesi, è necessario che il ministro Delrio proceda a sospendere le predette procedure (proprio in accordo con la decisione del proprio omologo francese).

Anche perché, poiché la notizia francese è pubblica, ogni euro italiano speso verrà considerato danno erariale e perseguito come tale dalla nostra Corte dei Conti.

Marco Scibona, Senatore M5S – Segretario 8° Commissione Lavori pubblici, comunicazioni.

Sempre sul Tunnel del Frejus.

Con nota del 13 Luglio Rete Ferroviaria Italiana prende posizione nella diatriba sulla sicurezza del Tunnel ferroviario del Frejus. Ci fa piacere che affermi che: “tutte le linee ferroviarie della propria rete vengono utilizzate nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza richieste”. Allo stato dei fatti però ci rammarichiamo come RFI sia prona alla politica delle grandi opere. E’ così distratta dal vorace TAV che abbiamo visto come è stata inficiata la loro capacità di raccordo e coordinamento con i colleghi francesi.

Infatti i numerosi soldi pubblici spesi in territorio italiano per permettere il passaggio di sagome sempre più rispondenti agli standard europei, si sono scontrati con i lavori compiuti in lato Francia che non hanno raggiunto i livelli trasportistici della linea nazionale.

Forse è prevalsa la voglia di assecondare le ipotesi oniriche di necessità infrastrutturali volute dalla politica (quella fatta da esaltati con scarse competenze tecniche) piuttosto che la gestione dell’esistente per renderlo fruibile anche alle sagome PC80.

Purtroppo, d’accordo o subalterni ai lobbysti francesi, hanno consentito che la loro scelta divenisse – paradosso raccapricciante – un fattore di sicurezza minore a valle di una spesa di oltre 200 milioni (quasi mezzo miliardo a lavori finiti su entrambi i versanti).

Tra l’altro, la stessa Conferenza Inter-Governativa, avrebbe fatto intendere che se gli stessi funzionari di ferrovie e strade, realizzate con soldi interamente pubblici, avessero davvero perseguito la sicurezza e non il business, raddoppiando il Frejus autostradale, la galleria ferroviaria poteva conseguire standard di sicurezza raffrontabili con il tunnel sotto il Mugello e con una spesa contenuta al di sotto di un ordine di grandezza rispetto al progetto TELT.

Molto probabilmente l’eventuale spesa sostenuta per collegare una vera galleria di servizio a entrambi i Tunnel del Frejus (autostradale e ferroviario) non sarebbe andata molto oltre il costo del cunicolo esplorativo di Chiomonte, con il netto risultato di elevare, di molto, la sicurezza in entrambe le infrastrutture.

fronteRiguardo invece le dichiarazioni del Commissario di Governo circa la sua estraneità rispetto al sito veritav.net, vicinanza peraltro mai da me citata (excusatio non petita accusatio manifesta), da una veloce ricerca sulle attività svolte nel 2016 dalla società Transpadana per il Commissario di Governo, presentate in un breve seminario nella diapositiva n. 3 al punto 7 si può leggere che tale sito rientra nelle competenze/disponibilità del Commissario stesso. Non corrisponde quindi al vero la sua dichiarazione di estraneità a tali pubblicazioni.

 

Cattura

Da ultimo condanniamo il pilatesco silenzio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che permette che alcuni Commissari di Governo, pur di perseguire obiettivi propagandistici, creino imbarazzo alle Istituzioni arrecando gravi danni e ledendo la professionalità di tantissimi tecnici preparati che tutti i giorni si prodigano, nonostante innumerevoli tagli finanziari dovuti alle grandi opere, affinché il livello di sicurezza delle infrastrutture esistenti sia degno di un Paese che dice di far parte di una élite mondiale per progresso e civiltà.

Certamente non rientriamo tra le élite di civiltà, trasparenza e legalità come ampiamente affermato, pur con toni cosiddetti istituzionali, nel parere del 29.3.2017 emesso dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti che ha lamentato la violazione di legge da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per aver, quest’ultimo, sottoscritto l’aggiornamento del contratto di programma con RFI – di vari miliardi di € – in assenza dell’ obbligatorio parere dell’Autorità medesima, violando, così, il D. Lgs. 15 luglio 2015, n. 112, normativa quest’ultima in attuazione di direttiva UE in tema di concorrenza.

Lettera aperta al Direttore de La Stampa su lavoratori cantiere TAV di Chiomonte.

Gentilissimo Direttore,

ho letto con attenzione l’articolo pubblicato sulla cronaca di Torino online riferito ai lavoratori in sciopero della Venaus Scarl, società consortile alla quale, con un artificio più che degno di essere inserito nella triste storia degli appalti in Italia, veniva affidata, nel lontano 2005, la realizzazione del tunnel geognostico del nuovo collegamento ferroviario Torino – Lyon.

Nel dare la spiacevole notizia, ma ampiamente predetta, che 50 lavoratori della Venaus Scarl verranno lasciati a casa a seguito della fine dei lavori del predetto tunnel, viene più volte alimentata la speranza che, attraverso i buoni uffici della Telt e attraverso anche la normativa italiana, i futuri appalti “che dipendono dal diritto italiano ma anche francese” … “nei limiti previsti dalla legge e dalle normative binazionali” potrà esserci continuità tra l’appalto in scadenza e quelli nuovi, come invocato anche dalla Cgil.

Nulla di più errato: gli appalti futuri, per i quali la Telt potrà solo ed esclusivamente indire una gara europea, saranno regolati esclusivamente dal diritto francese e ciò anche per gli appalti i cui lavori si svolgeranno in territorio italiano, come da me ampiamente denunciato al Senato e in commissione trasporti sin dalla prima comparsa dell’accordo del 2012 che ha regolato, vergognosamente, la materia anche in tema di sicurezza del lavoro.

Spiace per i lavoratori ma anche per la Fillea Cgil, sottoscrittrice del protocollo di intesa del 2012: non opererà alcuna continuità tra l’appalto scaduto e quelli futuri.

Discorso praticamente analogo riguarda la normativa antimafia, come più volte ribadito sarà applicata la normativa antimafia francese e non quella italiana, poiché i trattati internazionali in materia di Nuova Linea Torino – Lyon hanno ceduto sovranità alla Francia per quanto riguarda l’applicazione della legge. Come è ben noto l’efficacia della normativa antimafia francese non è paragonabile a quella italiana.

Roma, 14 Luglio 2014

Senatore Marco Scibona
Segretario 8a Commissione Lavori pubblici, comunicazioni.