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Anche in 8a Commissione al Senato il M5S contrasta il CETA!

Nella seduta del 20 Giugno 2017 l’8a Commissione Permanente del Senato ha dovuto esprimere un parere consultivo sul trattato CETA. Non avevamo dubbi che la maggioranza che sostiene questo governo sostenesse anche un trattato così disastroso per il nostro territorio.

Come Movimento 5 Stelle abbiamo presentato un parere di minoranza che dopo una breve panoramica della situazione metteva a fuoco tutte le nostre argomentazioni, concludendo con un parere contrario alla ratifica del trattato. Il nostro parere è stato bocciato.

Ecco il testo:

SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI SCIBONA, CIOFFI E CIAMPOLILLO SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2849

L’8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni), esaminato, per quanto di competenza, il disegno di legge in titolo,

premesso che:

la Strategia dell’Unione europea, delineata nella Comunicazione “Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile” [COM (2015) 497], prevede un programma di negoziati commerciali con il fine di guidare la globalizzazione a vantaggio delle imprese e dei cittadini europei mediante le seguenti iniziative:
– dare priorità alla conclusione dei principali progetti negoziali in corso, come i negoziati in ambito OMC, il TTIP, l’accordo di libero scambio UE-Giappone, l’accordo UE-Cina in materia di investimenti, e proprio l’accordo CETA UE-Canada;
– avviare negoziati nella regione Asia-Pacifico, per accordi di libero scambio con Australia, Nuova Zelanda, Filippine e Indonesia;
– assicurare un’attuazione efficace degli accordi di partenariato economico e rafforzare le relazioni con l’Unione africana e con i partner commerciali africani disposti ad avanzare;
– modernizzare gli accordi di libero scambio in vigore con il Messico e il Cile e l’Unione doganale con la Turchia;
tale approccio favorisce la stipula di trattati di libero scambio di nuova generazione che possono porre limitazioni e condizionare la legislazione nazionale in settori nevralgici del diritto, quali i servizi pubblici, la salute, l’ambiente e il lavoro, tutti costituenti settori in cui sono presenti beni pubblici e beni comuni, sia in una dimensione nazionale che europea, da preservare e tutelare;

preso atto che:

il disegno di legge in esame riguarda la ratifica e l’esecuzione dell’Accordo di partenariato strategico tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Canada, dall’altra, nonché dell’Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016, e relativo strumento interpretativo comune;

l’Accordo di partenariato strategico (SPA) mira a rafforzare il dialogo politico, a migliorare la cooperazione e a riaffermare lo status strategico delle relazioni tra l’Unione europea e il Canada, ponendo le basi per una più ampia collaborazione in molti importanti settori, tra cui rilevano principalmente quelli della fiscalità, dello sviluppo sostenibile, della tecnologia, della ricerca e innovazione, della cultura e istruzione, della gestione delle catastrofi, della giustizia, della libertà e della sicurezza, dell’ambiente e dei cambiamenti climatici;

il 15 febbraio 2017 il Parlamento europeo, con 408 voti a favore, 254 voti contrari e 33 astensioni, ha dato il proprio consenso alla conclusione del CETA, l’Accordo economico e commerciale globale UE-Canada;

lo scopo dell’Accordo economico e commerciale globale (CETA) tra l’Unione europea e i suoi Stati membri e il Canada è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, che dovrebbero stimolare la creazione di nuove opportunità per il commercio e gli investimenti, grazie esclusivamente a norme più favorevoli per gli operatori commerciali e all’apertura dell’accesso al mercato per le merci e i servizi di molti settori a svantaggio della tutela degli interessi pubblici da proteggere;

in particolare, l’accordo globale economico e commerciale tra UE e Canada (CETA), secondo le stime della Commissione europea, una volta entrato in vigore, potrebbe aumentare il commercio bilaterale di beni e servizi del 23 per cento ed il PIL dell’UE di circa 12 miliardi ogni anno. Gli elementi chiave dell’accordo sono: a) l’eliminazione di circa il 99 per cento dei dazi doganali esistenti sui beni industriali e agricoli e nel settore della pesca; b) il riconoscimento delle indicazioni geografiche protette; c) la rimozione di alcuni ostacoli agli investimenti diretti e specifiche disposizioni di protezione degli investimenti e risoluzione controversie tra Stati ed investitori; d) la liberalizzazione del commercio nel settore dei servizi; e) una maggiore protezione, da parte canadese, della proprietà intellettuale, attraverso standard armonizzati a quelli dell’UE; f) l’eliminazione di barriere di natura non tariffaria; g) il mutuo riconoscimento delle qualifiche professionali; h) una maggiore apertura dei mercati degli appalti pubblici;

con riferimento alle materie di competenza della 8ª Commissione, tra i settori interessati, si segnalano quello dei servizi marittimi, delle telecomunicazioni e degli appalti pubblici;

in particolare si segnala quanto previsto al Capo 15, dedicato alle telecomunicazioni, in cui l’Unione europea e il Canada si impegnano a dare alle imprese della controparte condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle proprie reti e servizi di telecomunicazione. Il Capo contiene norme per garantire la concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni e conferma il diritto di ciascuna parte di definire gli obblighi di servizio universale che intende mantenere e la propria politica di gestione dello spettro radio e delle frequenze;

alla luce degli interessi coinvolti nel settore delle telecomunicazioni e dello spettro radio e delle frequenze, appare evidente che sarebbe stata necessaria una riflessione più ampia e partecipata nel corso del processo decisionale, anche in ragione del crescente interessamento della società civile;

considerato che:

alla firma del CETA il 30 ottobre scorso non si è giunti senza difficoltà e l’Accordo ha rischiato il fallimento in una fase avanzata, ovvero durante la fase di approvazione. Infatti, in sede di Consiglio UE per adottare la decisione che ha autorizzato l’Unione europea a firmare l’Accordo si è lavorato sino all’ultimo al fine di comporre le diverse sensibilità nazionali e di ridurre al minimo le varie riserve pendenti. Tra le varie posizioni quella della Bulgaria, della Romania e soprattutto del Belgio, che a causa del veto posto dal Parlamento vallone non era stato autorizzato a firmare l’Accordo. Ciò ha provocato il blocco delle trattative in seno al Consiglio e lo slittamento della firma, inizialmente prevista per il 27 ottobre 2016. Inoltre, la Germania, pur favorevole all’Accordo, aveva presentato alcune richieste formali e sostanziali, riprese poi anche da altri Stati membri, alle quali è stato dato riscontro con una serie di Dichiarazioni (38 in tutto) da iscrivere agli atti. Le richieste del governo tedesco davano seguito ad una recente pronuncia della Corte costituzionale tedesca che aveva posto alcune condizioni alla firma dell’Accordo. Quanto al Belgio, una delle dichiarazioni, la n. 37, prevede, tra l’altro, che il sistema giurisdizionale per gli investimenti (ICS) creato dall’Accordo sia sottoposto al vaglio dalla Corte di giustizia dell’Unione europea al fine di verificarne la compatibilità con i trattati europei;
il 10 ottobre 2016, il parlamento autonomo della Vallonia aveva votato contro il CETA, ponendo il veto alla firma dell’Accordo da parte del Belgio. Con 44 voti favorevoli e 22 contrari i valloni avevano approvato una risoluzione con cui chiedevano al Governo vallone di non accordare pieni poteri al Governo federale per firmare il CETA. Oltre alla Vallonia, a rifiutare di concedere pieni poteri al governo federale belga, seppur in modo meno accentuato, era stata anche la regione di Bruxelles Capitale. Alla base della posizione del Parlamento vallone vi era il timore che l’Accordo potesse compromettere il modello agricolo della regione, i diritti dei lavoratori, il sistema sanitario e le norme a protezione dei consumatori e dell’ambiente. Altro grande ostacolo era rappresentato dalle disposizioni sulle controversie commerciali, ritenute non sufficientemente garantiste della sovranità dei governi;

appare evidente infatti che il CETA rientra tra gli accordi strutturati e concepiti su misura per le multinazionali e per le grandi industrie. L’Europa si confronterà infatti con il Canada in un regime di concorrenza sfrenata. Le piccole e medie imprese e le realtà locali, come quelle agricole, avranno inevitabilmente molta difficoltà a competere con le grandi multinazionali e la fortissima industria agricola canadese;

con particolare riferimento agli aspetti relativi al riconoscimento delle indicazioni geografiche protette, desta molta preoccupazione l’impatto che l’Accordo potrà avere sulle produzioni agricole e sulle eccellenze alimentari che ci sono in Europa;

nel nostro Paese molti prodotti enogastronomici sono tutelati attraverso i marchi Dop, Doc, Igp, Igt. Ebbene, per questi prodotti, che sono migliaia in Europa, il CETA ne tutela solo 173. Solo in futuro l’elenco delle IG potrà essere modificato dalle due parti. Questo significa che la nostra produzione agroalimentare potrà essere altamente esposta al rischio contraffazione dei marchi, visto che a seguito della ratifica dell’Accordo sarà legale che un’impresa canadese produca, ad esempio, un olio chiamandolo “genovese”, e lo venda sul mercato europeo senza subire conseguenze;

non si può escludere che, in ragione del rilevante abbassamento del livello di regolamentazione sulla qualità e la salubrità degli alimenti, si introduca in Europa la commercializzazione di carne derivante da lavorazioni che prevedono l’utilizzo di ormoni della crescita, antibiotici o in cui si fa uso di OGM. Tali prodotti potrebbero arrivare sui nostri mercati e, in ragione di un prezzo inferiore, invogliare i consumatori ad acquistarli;

altra forte criticità riguarda la materia della protezione degli investimenti negli accordi commerciali di libero scambio. L’Accordo in particolare crea un sistema giurisdizionale per la protezione degli investimenti (ICS) indipendente, formato da un Tribunale permanente e una Corte d’appello, composte da magistrati nominati dagli Stati, che saranno competenti in materia di risoluzione delle controversie investitore/stato, ponendo forti limitazioni al pieno diritto dei governi di regolamentare;
ne potrebbe derivare che, attraverso una vera e proprio corte privata finalizzata a proteggere gli investitori stranieri dalle discriminazioni o dal trattamento iniquo da parte dei governi, le multinazionali potranno chiamare in giudizio, usando un metodo unilaterale, i governi e gli stati qualora, a seguito di modifiche alla normativa, venissero intaccati i loro profitti;

il Canada è ad oggi il Paese industrializzato che ha dovuto fronteggiare più ricorsi da parte delle aziende. A solo titolo di esempio, l’azienda Lone Pine Resources del Delaware ha fatto causa al Canada per 150 milioni di dollari contro l’adozione di misure in difesa dell’acqua potabile; anche la Silk Corporation, altra multinazionale, ha spinto affinché venisse abrogata una legge canadese che vietava l’uso di un acido tossico nel carburante, ottenendo altresì un risarcimento di 13 milioni di dollari;

il sistema ICS prevede che solo le imprese possano fare ricorso, ma gli Stati e i cittadini non possono rivolgersi alla Corte stessa: si assiste, sostanzialmente, ad uno spostamento di potere decisionale nelle mani delle multinazionali. È un ribaltamento della gerarchia dei valori. Un governo che opera nel bene dei cittadini potrebbe essere citato in giudizio ed essere costretto a pagare fior di risarcimenti alle multinazionali;

tenuto conto che:

nella risoluzione del Consiglio d’Europa n. 2152 del 27 gennaio 2017, «Nuova generazione di accordi commerciali e le loro implicazioni sui diritti sociali, la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile», emergono i potenziali rischi sui beni pubblici e beni comuni, sulla tutela dell’ambiente, sulla salute e sui diritti dei lavoratori, derivanti da trattati commerciali, proprio come il CETA, prima concepiti e poi negoziati e redatti con scarsa trasparenza e senza il preventivo vaglio dei Parlamenti nazionali;

nel luglio del 2014, un comitato di cittadini domandava alla Commissione di registrare una proposta di iniziativa dei cittadini europei denominata «Stop TTIP». In sostanza, tale proposta invitava la Commissione a raccomandare al Consiglio di annullare il mandato che esso le aveva conferito per negoziare il TTIP e, in definitiva, di astenersi dal concludere il CETA;
con decisione del 10 settembre 2014, la Commissione rifiutava di registrare tale proposta. Secondo la Commissione, la proposta esulava dalle sue competenze. Il comitato dei cittadini ha dunque presentato ricorso dinanzi al Tribunale dell’Unione europea per ottenere l’annullamento della decisione della Commissione. Il ricorso è stato accolto;

lo scorso 10 maggio 2017 il Tribunale dell’UE ha annullato la decisione della Commissione che ha rifiutato la registrazione della proposta di iniziativa dei cittadini europei «Stop TTIP». Nella sentenza si legge che tale proposta non rappresenta un’ingerenza inammissibile nello svolgimento della procedura legislativa, bensì suscita legittimamente e tempestivamente un dibattito democratico;

rilevato infine che:

a margine del recente incontro tra il Primo Ministro Trudeau e la Presidente Boldrini, i rappresentanti di Coldiretti, Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food, Federconsumatori, FairWatch hanno sottolineato l’impatto economico, sociale e ambientale che il Ceta potrà avere sul nostro Paese, perché in nome della libertà di commercio verrebbero peggiorati gli standard oggi vigenti in Europa in materia di sicurezza alimentare, rispetto dell’ambiente, diritti dei lavoratori,

esprime, per quanto di competenza, PARERE CONTRARIO.

FERROVIE – SCIBONA, FREDIANI (M5S): “C’era una volta la Torino – Modane”.

C’era una volta la Torino – Modane ovvero la famosa linea storica tanto vituperata che collegava il capoluogo piemontese alla vicina Francia passando per la Valle di Susa, Valle che dovrebbe ospitare il collegamento internazionale AV/AC Torino – Lione.

C’era perché oggi i treni in arrivo da Torino si attestano a Bardonecchia. Il collegamento Bardonecchia – Modane è svolto da una navetta con al massimo 8 posti disponibili. I passeggeri in eccesso vengono sistematicamente lasciati a terra, ecco quindi che l’utente cerca di accaparrarsi il passaggio ad ogni costo, anche a suon di sberle.

Eppure fino a qualche anno fa, quando l’alta velocità era solo teorizzata sui manuali, si poteva andare in Francia utilizzando il servizio ferroviario, ora che la tecnologia avanza si rimane a piedi.

Chiederemo conto al Governo, alla Regione Piemonte e soprattutto a Trenitalia della mancanza del collegamento internazionale. Basta trattare la Valle di Susa come un paese del Terzo Mondo!

Marco Scibona – Senatore M5S, Segretario 8a Commissione Lavori pubblici, comunicazioni.
Francesca Frediani – Consigliera Regionale M5S Piemonte

Intervento su Revisione della Parte II della Costituzione (2a lettura al Senato)

SCIBONA (M5S). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, molto è già stato detto dai colleghi, ma ci tengo a dire qualcosa anche io.

Il momento è cruciale e i cittadini italiani devono sapere che, in un periodo storico così drammatico, in cui siamo sommersi dal problema della corruzione, dalla distruzione del welfare ed ora anche dallo smantellamento di lavoro e scuola, le priorità di questa maggioranza, dal Partito Democratico al Nuovo Centrodestra, passando poi da tutti nuovi Gruppi (ma con le stesse facce), sono esclusivamente tornaconti personali o al massimo di partito.

Alla Camera si è partiti con la legge Boccadutri per il finanziamento ai partiti (a larghe intese, visto che a favore vi erano anche la Lega Nord e tutta la costellazione parlamentare di destra); qui al Senato, con le riforme costituzionali, che non servono al cittadino ma solo al segretario di partito, accidentalmente anche Capo di Governo, per compiere un piano di rinascita e la Renzi-dittatura.

Portate in Aula questo provvedimento perché in Commissione non avevate i numeri. Vi concentrate su come far digerire agli italiani lo smantellamento dell’ultimo baluardo democratico di questo Paese: la Costituzione.

Renzi si è profuso in minacce a questa istituzione ed alla sua Presidenza, ma mentre una velata parola di un senatore del Movimento 5 Stelle viene subito stigmatizzata come insulto alla Presidenza (e diffusa in mondovisione), il fatto di volerci ridurre ad un museo, per di più part time – e magari mandare il presidente Grasso a far la statua di cera – non ha sortito né indignazioni né prese di posizione della stessa Presidenza o dell’attento mondo dell’informazione e politico. (Applausi dal Gruppo M5S).

Il contingentamento dei tempi è stato un primo inchino a Renzi; è stato un «baciamo le mani» al Presidente del Consiglio: comportamenti che mai mi sarei aspettato da un paladino dell’antimafia. Che dire poi al riguardo di questa maggioranza, di questo partito antidemocratico o più semplicemente composto in larga parte da ignoranti e supponenti?

La nostra Italia annega nell’incuria del territorio e nel dissesto idrogeologico? Il Senato discute del funzionamento delle Camere. Roma Capitale è paralizzata dal traffico (nonché dalla corruzione), il trasporto pubblico è allo sfascio; le Regioni tagliano linee e servizi, sparisce il trasporto locale? Al Senato ci raccontiamo sullo stravolgimento del processo legislativo come causa di tutti i mali.

Fuori di qui riaprono le scuole, inizia l’esodo degli insegnanti su e giù per lo Stivale, alla ricerca di una supplenza, e lontano da casa. Solo poche insegnanti fortunate hanno la cattedra sotto casa. E poi meglio così, perché pagare l’elicottero di Stato anche per il tragitto casa-lavoro della moglie sarebbe stato davvero troppo! Magari qualcuno rischiava di risvegliarsi dal torpore e di alzare la voce. (Applausi dal Gruppo M5S).

Le famiglie combattono con il caro libri da una parte e il prosciugamento dei fondi degli enti per il diritto allo studio dall’altro, senza dimenticare un passaggio al supermercato per comprare carta per i figli: le risme per le fotocopie e quella igienica per i bagni. Dentro al Palazzo, invece, si affronta la titolarità del rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo.

La ripresa non c’è. I dati comunicati dall’ISTAT sono solo frutto della congiuntura economica e dell’abbassarsi del prezzo del petrolio. I contratti di lavoro sono solo trasformazione di altre tipologie; non aumenta il numero dei nuovi assunti. I quarantacinquenni e i cinquantenni che perdono il lavoro non verranno più riassorbiti dal sistema produttivo. Aumenta la povertà, si innalzano le quote di chi rasenta la miseria.

Al posto di discutere del reddito di cittadinanza, cosa fa questa poco onorevole Assemblea? Si interroga sulle maggioranze necessarie all’elezione del Presidente della Repubblica (mi sembra il minimo!). Siete peggio di Maria Antonietta: fuori la gente muore di fame e voi qui dentro fate infornare le brioches!

Voi, senatori renziani, ultras di questo Governo, siete ad immagine e somiglianza del vostro dio, del vostro profeta, del vostro capo insomma. Parte di voi è anticostituzionale, eletti con un premio di maggioranza poi cassato. Siete antidemocratici e sostenete un Governo illecito ed irresponsabile. Sostenete un Capo del Governo non eletto (da tre mandati ci sono Capi di Governo non eletti!) e volete esportare questo modello al Senato? Volete mandare alla Camera alta consiglieri regionali e sindaci scelti dai vostri pari nelle Regioni; calpestare il voto e l’opinione del cittadino. Avremo il Senato dei non eletti e probabilmente dei largamente condannati, mandati qui solo per l’immunità e per rappresentare l’interesse del partito. Siamo alla fantascienza, al superamento delle lobbies. Avremo le lobbies delle correnti politiche!

Il bicameralismo perfetto può essere superato, ma voi usate la scusa del suo superamento per creare un mostro costituzionale: una completa destabilizzazione del sistema democratico, un sovvertimento del bilanciamento dei poteri. Aprite la porta alla dittatura formale e legalizzata e realizzate i desideri del più massone tra i massoni, magari con il busto del duce in camera da letto, sul comodino.

Anche dal punto di vista economico è uno scempio. Oggi il Senato spende molti soldi pubblici – è innegabile – ma almeno buona parte di essi viene spesa per il funzionamento di un organo utile, necessario ed essenziale come garante della democrazia. Dopo la riforma si spenderanno molti soldi comunque, perché il risparmio è praticamente inesistente, per un ente di secondo livello, sostanzialmente inutile e previsto solo per tenere al sicuro i deretani dei vostri amici.

Questa riforma è un fallimento. Non sprecherò tanto tempo e non mi rivolgo neanche alle vostre coscienze perché ormai è chiaro: gli yes men come voi sono solo capaci di gridare qualche slogan da ultrà di curva e non certo di far vedere un po’ di orgoglio e di dignità. In effetti, voi siete l’Italia che vorrebbe vivere nel 1942; la rappresentate al meglio. (Applausi dal Gruppo M5S).

 

Visita impianto nucleare Eurex a Saluggia (VC)

Oggi siamo stati in visita alla ex impianto nucleare Eurex di Saluggia (VC).

Ancora una volta abbiamo potuto riscontrare la piena disponibilità di Sogin ad illustrare l’attività in atto e le peculiarità dell’impianto con particolare riguardo alla protezione ambientale e quindi per la salute umana da un lato e la sicurezza da un punto di vista di eventi esterni o riconducibili comunque al terrorismo.

Abbiamo visitato la zona controllata comprendente i laboratori dove venivano effettuate le lavorazioni del combustibile nonché la sala controllo dell’impianto. Particolare attenzione è stata poi dedicata alle aree di cantiere dove è in buona parte ultimato il deposito temporaneo. Abbiamo anche visionato l’area dove sorgerà l’impianto Cemex che permetterà di trattare e condizionare i rifiuti nucleari liquidi.

Ripercorrendo, in generale, l’attività di decommissioning su scala nazionale abbiamo ribadito le nostre criticità sul trasferimento del materiale nucleare in Francia per il trattamento, in particolare per il metodo con cui queste sono state effettuate. Abbiamo anche approfondito in parte l’iter per l’individuazione del deposito nazionale che entrerà nel vivo, e sopratutto nella fase pubblica, da Settembre.

Ora ci manca solo più la visita dell’impianto di produzione di Bosco Marengo per avere il quadro completo dell’attività di decommissioning nucleare portata avanti da Sogin in Piemonte… e presto copriremo anche questo tassello all’insegna della trasparenza e del controllo di attività così potenzialmente impattanti. ‪#‎Staytuned‬

Marco Scibona, Senatore M5S
Giorgio Bertola, Consigliere Regionale M5S Piemonte

Emilio non ci sta – di G.Tittonel

Condivido ogni parola di Gabriella.
Emilio è sempre stato e sempre sarà un esempio da seguire per la pacifica determinazione e convinzione con cui si oppone agli sprechi delle grandi opere inutili ed imposte.

Emilio non ci sta.
Condannato a rimanere entro il perimetro del proprio paese, tenuto sotto chiave dalle sette di sera alle sette del mattino e seppur segnato da un procedimento che ha suscitato in tutti stupore, incredulità e indignazione, non ha perso la sua determinazione di uomo pacifico ma fermo nel chiedere un mondo diverso, dove ci sia spazio per le cose essenziali della vita, oggi una dopo l’altra cancellate o ridimensionate dalla voracità di una grande opera supportata da dinamiche discutibili che in valle già sta segnando, impalpabile, la salute dei cittadini. In una sorta di roulette russa dove solo alla fine ciascuno conoscerà la propria sorte.
Emilio, il gigante buono, l’uomo del pesce ai mercati valsusini, sempre pronto a dare una mano, ad illuminare una giornata grigia con il suo sorriso, il suo per un poco lo ha perso, quando alle sette di un mattino, di ritorno dai mercati generali dove si era rifornito del pesce per il banco, è stato fermato dalle Forze dell’Ordine che gli hanno consegnato un foglio dove si annunciavano restrizioni alla sua libertà di movimento. Restrizioni poi riconfermate solo pochi giorni fa, quando la richiesta di poter svolgere il proprio lavoro nei vari mercati della bassa valle gli è stata negata. Diritto al lavoro? Non sempre viene realizzato. Soprattutto quando si lavora in proprio e tra meno lavoro e sempre maggiori tasse trovare equilibri di bilancio diventa complicato… “Lavori la moglie… la sua è una società…!” : questa la risposta… Già, anche quando alle quattro del mattino ai mercati generali ci è sempre andato lui, l’esperto doc, a scegliere quell’ottimo pesce che poi mette sul banco, non disdegnando di prepararlo, pulirlo, pronto da mettere in pentola, a seconda delle richieste dei clienti…
Emilio insomma deve rimanere in una sorta di zona vigilata, di osservazione, questo perchè quella notte della fiaccolata, lo scorso dicembre, organizzata a poche ore dal pronunciamento del processo a quattro ragazzi, pensò di inoltrarsi nel prato adiacente per vedere che accadeva più in là, verso l’autostrada… fedele a quel legame che unisce le tante anime del movimento non tav e che da sempre fa dire che si parte e si torna insieme… Quella notte Emilio tornò molto tardi a casa, provato certo dagli interrogatori di un mondo altro dal suo, lui che sempre ha seguito le indicazioni di un pacifismo che non si mette mai contro le persone, ma vuole aprire dialoghi. Mai ascoltati.
Ma Emilio a tutto questo non ci sta, nonostante le restrizioni, il lavoro in panne, le maggiori difficoltà accollate alla famiglia, le levatacce in piena notte per dimostrare che si, è proprio in casa.
Non ci sta alla stupida violenza cieca. All’imposizione vestita di pacificazione. Alla divisione tra persone, razze e modi differenti di vedere ed affrontare la vita. Emilio è l’uomo del dialogo, instancabile, è l’architetto di un nuovo stile di vita. Questo è l’Emilio che tutti conoscono.
E così con lui stanno tutti gli amici del no tav che da venticinque anni stanno ripetendo, inascoltati, le buone ragioni di una tenace resistenza.
Ed i suoi colleghi di lavoro, i suoi clienti, che ben lo conoscono e che lo hanno visto crescere in umanità proprio con il suo avvicinarsi al movimento.
Sono con lui i tanti cittadini onesti di questa nostra Nazione segnata da tante opere inutili, dannose, volute a scapito delle reali e inderogabili necessità e che chiedono ascolto onesto ed attento, divenendo, con la loro voce, il loro agire, simili a quel bambino della favola che un giorno non temette di ripetere, tra tanti osannanti cittadini, che il re, in verità, era nudo.
Riportando così alla realtà un popolo timoroso e insicuro. E iniziando di fatto il cambiamento.

Gabriella Tittonel
8 maggio 2015