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Analisi Costi Benefici del Terzo Valico dei Giovi – I flussi di traffico non sono alberi, non crescono costantemente di anno in anno!

Il Terzo Valico dei Giovi. Forse l’esempio principe di come il sistema alimenta se stesso, inventando e giustificando opere che non hanno altra utilità che quella di garantire appalti, cantieri, nomine, drenaggio di risorse pubbliche, malaffare. Un’opera che compare continuamente nelle intercettazioni per l’indagine sui grandi appalti della Procura di Firenze, vuoi per l’assegnazione della direzione lavori ai soliti noti graditi, vuoi per il timore che i fondi vengano destinati al dissesto idrogeologico e ai danni post alluvione solo per citarne alcune.  Indagine non a caso denominata “Sistema”.

Un’opera che da “solo ipotizzata” diventa subito “strategica e necessaria” e l’appalto assegnato senza gara al general contractor Co.Civ, era il 1991. Strategica nient’altro che per consentire la spartizione della torta “Alta Velocità” tra i vari gruppi di potere del tempo; talmente necessaria da vedere il progetto bocciato per tre volte (1994, 1998, 2000) dalla Commissione di Valutazione Impatto Ambientale per mancanza di giustificazione e insostenibilità dell’impatto ambientale.

Poi il sistema idea e promuove la “Legge Obiettivo”, strumento che permette al sistema di autolegittimarsi e autoalimentarsi favorendo la gestione criminale delle grandi opere, dove controllore e controllato coincidono. Senza mai dover rimettere nulla in discussione e potendo sempre giustificare ogni scelta nascondendosi dietro le parole “pubblica utilità”. Inventandola se serve, la pubblica utilità, anche dove sarebbe impossibile dimostrarla. Gonfiando dati, numeri, previsioni con studi e analisi costruiti ad hoc a sostegno di  campagne mediatiche per influenzare l’opinione pubblica, talmente assurdi e irreali che si evita di renderli pubblici, negandoli alle richieste dei cittadini e di quei pochi Amministratori che pretendono chiarezza e sfuggendo ad ogni confronto in contraddittorio. Con il sostegno della politica che in modo trasversale “osserva” compiacente ed evita di porre le domande che andrebbero fatte.

Il Terzo Valico, opera strategica di pubblica utilità sotto l’egida della Legge Obiettivo, mai messa in dubbio  in questi decenni dalla politica perché utile e strategica per il “sistema”. Con un costo passato in vent’anni e senza aprire cantieri da 1,6 a 6,2 miliardi di Euro per le attualizzazioni dei costi di realizzazione.

Le cose però cambiano, da due anni in Parlamento siedono cittadini “diversamente politici” che vogliono vederci chiaro, ben consci di cosa si nasconda dietro questo sistema marcio. Cittadini che fanno domande, denunciano, interrogano. Che provano a smontarlo, questo sistema. Che anche con le loro denunce portano agli effetti dell’indagine di oggi, con l’arresto di Incalza e soci.

Già nel 2013 qualche mese prima della scadenza della dichiarazione di pubblica utilità del Terzo Valico, il M5S aveva chiesto al Governo con un’interrogazione a firma di 63 Senatori di verificarne la pubblica utilità prima di prorogarla, effettuando una analisi costi benefici attualizzata per dimostrare se quest’opera fosse ancora così “strategica” dopo oltre vent’anni e su quali basi. Ricevendo come risposta… nulla. L’assoluto silenzio da parte dell’allora Ministro Lupi che risponde oltre un anno dopo l’interrogazione, mentre la proroga della pubblica utilità veniva concessa dal CIPE immediatamente alla scadenza e senza naturalmente alcuna nuova valutazione. Rispettando le regole del sistema, che come si capisce dalle intercettazioni non deve correre nessun rischio.

Il sistema che si protegge. Dubbio avvalorato dal fatto che durante un incontro svoltosi a Novi Ligure a fine Ottobre 2014 il Vice Ministro Nencini, praticamente nominato da Ercole Incalza secondo le intercettazioni, a precisa nostra domanda sull’esistenza o meno dell’analisi costi benefici a supporto dell’opera, risponde  con tono quasi ironico e tra i sorrisetti supponenti dei sostenitori dell’opera di averne copia sulla propria scrivania e che avrebbe provveduto a farcela avere. Pensando così di averci tacitato e risolto il problema, ma non immaginando che da quel giorno la sua segreteria sarebbe stata messa sotto assedio con continui solleciti ai quali non possono dare risposta, perché su quella scrivania non si riesce a trovare il documento.

Nei primi giorni di novembre facciamo richiesta di documento alla segreteria del Vice Ministro ed è iniziato così un lungo percorso, fatto di solleciti, email, telefonate su telefonate; un giornale locale scrisse addirittura che il Vice Ministro quando mi vedeva cambiava strada, per evitare di rispondere che le stesse strutture del Ministero facevano ostruzionismo alla sua richiesta di inoltro del documento richiesto.

Dopo un lungo iter e l’interessamento della segreteria del Ministro, finalmente, a Marzo di quest’anno, con un tempismo (si fa per dire) di 5 mesi è arrivata l’agognata email contenente la famosa Analisi Costi – Benefici Tratta Av/Ac Milano Genova – Terzo Valico dei Giovi – Progetto Preliminare.

Ma è un’analisi che risale al 2002, mai aggiornata, dove si descrive un’opera che doveva essere messa in esercizio a fine 2013. Dove i benefici dell’opera sono praticamente quelli già messi in dubbio dalla bocciatura del 2000 e che non si è neanche ritenuto aver il pudore di aggiornare.

Abbiamo sottoposto l’analisi costi benefici all’attenzione del Prof. Marco Ponti e al dott. Francesco Ramella, che ringrazio, richiedendo un parere e… sorpresa! Ad una prima analisi la stima dei benefici derivanti dall’opera appare essere sovrastimata in prima approssimazione di 15 volte.

Saturazione delle linee esistenti prevista nel 2010, mentre secondo i dati ufficiali quell’anno si arrivava al 40% dello stimato, con spazio per altri 100 treni.

Volumi di traffico che nel 2010 dovevano raggiungere i 5,8 milioni di tonnellate di merci per poi arrivare a 21,8 milioni nel 2014 con la messa in esercizio della linea e a 32,3 nel 2022, quando la realtà del Porto di Genova oggi é di poco più di 2 milioni dei quali solo il 10% viaggia su rotaia.

Costi ambientali dell’opera sottostimati, mentre si sovrastimano quelli per il confronto con il trasporto su gomma.

Numeri fuori da ogni logica, costruiti probabilmente ad arte e che il sistema si é guardato bene dal ridiscutere o aggiornare, perché avrebbero dimostrato l’assoluta insostenibilità e la conseguente obbligatoria cancellazione dell’opera. Mentre rappresentano la prova evidente di una nuova, inconfutabile puntata della madre di tutte le truffe al Popolo Italiano, l’Alta velocità; e se ce ne fosse ancora bisogno,  la dimostrazione che tutte le persone che da sempre si oppongono alla realizzazione di quest’opera e delle sue gemelle avevano ed hanno ragione e devono ricevere le scuse da parte di chi si é allineato a questo sistema.

Sistema che non vuole fermarsi e prova a continuare come se niente fosse, fiducioso che qualcuno come sempre arrivi a togliere le castagne dal fuoco. Che nel momento della massima messa in discussione di quest’opera, dove semplice buon senso direbbe di fermarsi e attendere lo sviluppo degli eventi, programma l’esproprio del presidio di Radimero ad Arquata Scrivia per il 15 Aprile. Magari con l’uso della forza come già lo scorso 30 Luglio. Subito prima della Manifestazione Nazionale contro il Terzo Valico indetta dai Comitati per il 18 Aprile ad Arquata Scrivia.

Due appuntamenti fondamentali per difendere la nostra terra e i diritti di tutti e per dire basta al sistema marcio che da vent’anni sfrutta le risorse dello Stato per garantire interessi di pochi, negandole alle reali necessità del Popolo. Un sistema che ride quando ha notizia dei terremoti, che impedisce che le risorse vadano a chi é colpito dalle alluvioni.

E’ importante e indispensabile essere ad Arquata Scrivia il 15 Aprile per opporsi pacificamente all’esproprio e il 18 Aprile alla manifestazione. Esserci ed essere in tanti, per dire basta, per pretendere che la Legge Obiettivo venga cancellata, smettendo di alimentare questo sistema. Per pretendere che le risorse vengano destinate ai veri bisogni della gente.

Per chiedere che il Terzo Valico venga fermato e definitivamente cancellato.

Noi ci saremo, e tu?

Manifestazione 18 aprile Terzo Valico

Tifosi olandesi e NoTav: trovate le differenze.

Abbiamo visto le immagini e i filmati dei tifosi olandesi, testimonianze rimbalzate dalla carta stampata ai telegiornali, in Italia ed all’estero.
Le domande ovviamente si sprecano, a incominciare dal fatto che ci si chiede come le autorità di pubblica sicurezza italiane abbiano sottovalutato il problema, ancora prima che si presentasse. Possibile che non ci siano state informative? Possibile che non si è fatto un lavoro preventivo di intelligence?

Oltre alla non prevenzione, abbiamo viste scene inimmaginabili. I tifosi lasciati liberi di devastare Campo dei Fiori, ma poi soprattutto liberi, subito dopo, di raggiungere Piazza di Spagna e dar vita ad una guerriglia di strada, in mezzo a turisti impauriti, fino a danneggiare irreparabilmente uno dei monumenti più preziosi ed inestimabili del Bernini.
Poi ancora a Villa Borghese, dove sono stati caricati su mezzi pubblici, ovviamente danneggiati anch’essi!

Abbiamo visto una Polizia inerme, che ha utilizzato un atteggiamento soft, nessun lacrimogeno, qualche sporadica carica quando già la situazione era irreparabilmente in atto.

Non posso che fare un paragone con il trattamento che le Questure dedicano ai NoTAV, cittadini italiani che manifestano il loro pensiero su di un’opera, tutelati dall’articolo 21 della Costituzione. A quelle manifestazioni vediamo blindati, idranti, uso massiccio di lacrimogeni con una vasta gamma di artifizi, dal peperoncino ai pericolosi per la salute lacrimogeni al CS, abbondante uso del manganello e delle cariche, non le cosiddette di alleggerimento, ma per colpire e tramortire.

Per i NoTAV si bloccano i treni per non fargli raggiungere le manifestazioni, si blindano stazioni limitando persino gli accessi ai bagni pubblici. I NoTAV a Roma, nell’ultima manifestazione, furono chiusi in Piazza Campo dei Fiori, circondati senza via di uscita.

Pensate addirittura che nell’incontro di Europa League tra Torino e Athletic è bastato che dagli spalti comparisse il vessillo simbolo della lotta all’Alta Velocità che si creasse il panico tra le forze di polizia e gli steward, con conseguente intervento della Digos e minacce di Daspo e diffide!

Ovviamente in questi episodi che cito, non vi sono stati danneggiamenti di nessun tipo, anche perché questi manifestanti esprimevano un’opinione a differenza dei tifosi olandesi che hanno avuto l’unico intento di sfogarsi con la violenza, in preda ai fumi dell’alcool.
Questa è follia! Qui non c’è incompetenza, qui c’è una consapevole gestione deviata, inaccettabile per uno Stato che vorrebbe ancora definirsi democratico!

Perché questa differenza di trattamento? Perché il pregiudizio verso NoTAV, studenti, lavoratori e tutti quei cittadini italiani che manifestano per cause ben più nobili del gioco del pallone e che sistematicamente vengono manganellati? Perché i tifosi olandesi hanno potuto scorrazzare per Roma indisturbati e vandalizzare la città?

La politica ha una grande responsabilità. Sappiamo che in Italia la gestione dell’ordine pubblico è pessima, sopratutto per le regie politiche, e con questo episodio raschiamo il fondo del barile già raggiunto da tempo. Il Ministro Alfano non era neppure in sede, non ha vigilato su questi eventi, o se lo ha fatto non ha saputo o voluto agire tempestivamente e con rigore. I vertici della catena di comando, dal questore a scendere hanno accampato scuse ed ovviamente verranno premiati, questa è l’italica prassi!

Ma si sa, chi manifesta una opinione, chi lo fa per chiedere diritti o ricordare allo Stato i suoi doveri va represso, isolato, “bisogna fargliela pagare”, chi invece viene in Italia per sfogare i propri istinti violenti, visto che nel Paese di origine comportamenti simili sarebbero puniti duramente, va lasciato agire impunemente.

Forse l’Onorevole Ministro aveva paura che contrastare i tifosi olandesi avrebbe danneggiato le nostre importazioni di Leerdammer? Io non sono riuscito a darmi spiegazione più valida! In Piemonte abbiamo una definizione per l’incompetenza delle persone come il Ministro Alfano: “ciculatè!”, ovviamente con il massimo rispetto per la categoria dei cioccolatai!

I lavoratori, indipendentemente dalla nazionalità di provenienza, non vanno retribuiti meno.

I lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità di provenienza, quando sono distaccati all’estero, non devono essere pagati meno dei lavoratori locali…sembra un’ovvietà, ma invece non lo è!

Il lavoratore estero che lavora in Italia deve avere lo stesso salario e le stesse tutele che ha il lavoratore italiano. Questo deve avvenire per il duplice motivo di non togliere lavoro agli italiani perché manodopera troppo costosa e di non schiavizzare e sfruttare il cittadino straniero.

Se così fosse tutti i contratti verrebbero dati a aziende con sede all’estero che assumerebbero solo lavoratori all’estero alle loro condizioni con il risultato di una forte disoccupazione italiana, inoltre sarebbe un incentivo alle aziende per stabilire anche le sedi fiscali all’estero così che il nostro Stato sarebbe depauperato da ulteriori risorse.

Si mormora che anche il cantiere TAV di Chiomonte abbia usato tali artifizi, alla faccia dei posti di lavoro ed alla faccia delle tutele dei lavoratori.

Ecco che quindi chiediamo il pieno rispetto, in ogni cantiere, in ogni azienda, in ogni luogo di lavoro del nostro territorio della direttiva europea 96/71 anche perché, è cosa certa, l’uso di questi escamotage e l’utilizzo di contratti a tempo determinato o interinale non aiuta certo a risolvere l’attuale disastrosa situazione economica.

Ben vengano poi le determinazioni dei singoli stati, come quella del Parlamento Rumeno, che in una legge scrive a chiare lettere che se un autista – nel caso frequente dell’autotrasporto – viene somministrato a un’azienda di un paese membro dell’UE attraverso un’agenzia di collocamento rumena dovrà essere retribuito con un livello non inferiore a quello degli altri dipendenti dell’azienda che ne ha chiesto il distacco.

Non possiamo che batterci, tutti i giorni nelle sedi istituzionali, perché siano riconosciute ed applicate queste leggi di civiltà e a tutela dei singoli lavoratori nonché della forza lavoro italiana.

POSTE ITALIANE – M5S PIEMONTE: “Da sempre foraggiate dallo Stato, garantiscano almeno un servizio universale decente!”

Le previsioni del Movimento 5 Stelle fatte durante l’approvazione della legge di stabilità 2014, ovvero che ci sarebbe stata una repentina chiusura degli Uffici Postali periferici, si stanno avverando in pieno. Si moltiplicano le interrogazioni di esponenti della maggioranza parlamentare, gli stessi che hanno respinto i nostri emendamenti alla Stabilità volti a impedire questi disagi.

Con il Piano di riduzione degli uffici periferici vengono danneggiate le zone montane e le zone rurali, il Piemonte in particolare sarà tra le Regioni più colpite dalle chiusure. Verrà quindi a mancare un punto di riferimento per cittadini, Comuni, piccole e piccolissime imprese.

Il Servizio postale universale non è più garantito, anche se adeguatamente finanziato con soldi pubblici. Il Governo autorizza Poste Italiane a derogare agli impegni assunti, il tutto per rilanciare un’azienda, da un punto di vista privatistico, che ormai si occupa di tutto tranne che della consegna della posta. Spazia dai servizi bancari alla telefonia, con l’unico fine di essere appetibile per investitori o meglio compratori privati.

Paghiamo quindi, con i soldi pubblici, un servizio postale universale inadeguato, che però aumenta le entrate a bilancio dell’ente. Insomma, stendiamo il tappeto rosso ai privati che vorranno investire in Poste, le quali anche grazie alla privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, sono ormai più simili ad una banca d’affari che specula sui risparmi dei cittadini, che non a un servizio pubblico.

Lo Stato ormai sta raschiando il fondo del barile, ma al posto di tagliare le spese inutili o i privilegi preferisce svendere gli asset del Paese, ed è inaccettabile che a farne le spese siano i cittadini.

Poste Italiane deve garantire il servizio universale postale fino al 2026, quindi ci aspettiamo che lo faccia in ogni parte del territorio italiano

Marco Scibona – Senatore M5S Segretario 8° Commissione Lavori pubblici e comunicazioni.
Gruppo regionale M5S Piemonte

Contratto di Programma RFI: il libro dei sogni nato vecchio.

In 8a Commissione Permanente del Senato stiamo esaminato l’Atto del Governo n. 132 ovvero il Contratto di Programma 2012-2016 – Parte Investimenti tra Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ed il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT).

Quello che salta subito agli occhi è la data, 2012 e 2016. Si sta per approvare un documento che è quasi giunto alla scadenza. Già il D.L. n. 16 del 2014 aveva prorogato il vecchio contratto imponendo l’approvazione del nuovo entro il 30 Giugno 2014. Oggi siamo ancora qui a parlarne e quindi nei fatti ad evidenziare, ancora una volta, quale sia la serietà in Italia della gestione della Res Pubblica… ed ecco spiegato perché questo contratto nasce vecchio.

Nell’addentrarci nell’analisi del Contratto dobbiamo subito specificare che questo atto riguarda esclusivamente la parte Investimenti, perché la manutenzione ordinaria e straordinaria con annessi servizi è regolamentata da un altro Contratto (Parte Servizi). E’ chiaro quindi che conoscendo la realtà italiana nonché la cattiva congiuntura economica attuale sarebbe auspicabile che il grosso del denaro sia destinato alla Parte Servizi e invece nella Parte Investimenti siano tagliate le grandi ed inutili opere. Ovviamente questo è il nostro auspicio, non lo è dei due miopi contraenti.

Salta all’occhio, perché gli viene dedicato ampio spazio, il concetto di “lotti costruttivi”, il mezzuccio del nuovo secolo per scrivere un libro dei sogni senza però avere le risorse necessarie a realizzarlo. Se ci fosse finalmente il salto di qualità auspicabile parleremmo di “lotti funzionali”, i quali possono garantire, di fronte a difficoltà economiche, la realizzazione di infrastrutture autonome e quindi fruibili senza il completamento dell’intera opera.

Gli interventi sulle linee regionali, per noi prioritarie perché sono l’infrastruttura essenziali per gli italiani che studiano e che lavorano ovvero i nostri concittadini che producono e tengono a galla il nostro Paese e i nostri giovani che sono il futuro, sono completamente trascurate. Troviamo nelle tabelle diversi interventi ma quasi tutti da finanziare oltre il 2016 (ovvero in nuovi contratti di programma) e poi abbiamo comunque cifre irrisorie messe a preventivo.

Per fare un esempio concreto: il raddoppio della linea Fossano-Cuneo costa 77 Milioni di euro, sarà forse, nei sogni di RFI, finanziata in una data oltre il 2016. L’alta velocità Torino-Milano-Napoli costa invece 32.000 Milioni di euro (sì, avete capito bene! TRENTADUEMILA MILIONI) e risulta totalmente finanziata.

Vengono spese parole su parole per “proposte RFI per il superamento dei colli di bottiglia” ma appunto sono parole, parole e parole…alla realtà dei fatti queste problematiche rimangono!

Continuando a scorrere le tabelle del libro dei sogni (loro le chiamano del portafoglio investimenti) si desumono solo promesse per le linee tradizionali/regionali, con fondi non stanziati, mentre l’Alta Velocità o le Grandi Opere come il Terzo Valico dei Giovi (6.200
Milioni di euro quasi completamente stanziati) drenano tutti i fondi disponibili. RFI e il MIT fanno la figura di Maria Antonietta: il popolo ha fame? Dategli brioches….

Elettrificazione della rete ferroviaria? Raddoppi del binario singolo? Ripristino delle linee tagliate? Non pervenute.

Nelle pieghe di tutti questi sogni utopici ed irrealizzabili, troviamo poi alcune disposizioni che hanno l’unico scopo di ledere la potestà del Parlamento e compromettere la funzione di controllo ed indirizzo del MIT. Infatti vengono introdotte ex novo le possibilità di proroghe contrattuali, fino alla stipula di specifici atti di aggiornamento o atti integrativi. Sicuramente, approvando solo ora un contratto che già è in scadenza, possiamo essere certi che nel 2016 non ci sarà un nuovo contratto ma di fatto si estenderà, e di molto, la validità di questo oltre il quinquennio oggi previsto dalle leggi.

Infine, non poteva mancare la chicca della Nuova Linea Torino-Lione. Troviamo infatti, scritto nero su bianco, l’aumento del costo di questa inutile opera, che ad oggi si attesta a 7.789 Milioni di Euro per la quota Italia (rif. tab. c “partecipazioni”). Per illudere i cittadini e qualche Senatore credulone RFI e MIT in data 5 Dicembre 2014 approvano una variazione alla suddetta tabella e dicono che il costo dell’opera è 5.676 però specificano (in grassetto per renderlo ben chiaro) che tale cifra è udite, udite: AL NETTO DELL’ADEGUAMENTO MONETARIO !!! Quindi aumenterà ancora!
La differenza fra le due cifre è infatti di 2.113 Mln di Euro che poi è esattamente la somma che coincide con la rivalutazione del 3,5%/anno che in 8a Commissione del Senato aveva creato scalpore e tante discussioni. Ora che il fatto è certificato, le voci critiche sono sparite. Sarebbe interessante da capire se per disciplina di partito (quella delle tre scimmie: non vedo, non sento, non dico) oppure per qualche poltrona futura.

Leggiamo inoltre che l’Unione Europea definanzia l’opera per 214 Milioni di Euro rispetto al precedente contratto di programma (rif. variazione coperture finanziarie tab c), tanto ritiene questa opera prioritaria…. Insomma, definirla un pozzo senza fondo è minimizzare la situazione!

In conclusione il Partito Unico, ora chiamato genericamente PD visto le confluenze giornaliere, darà parere positivo al libro dei sogni nato vecchio, con buona pace dei cittadini che pagano le tasse ma non hanno diritto alla mobilità. Hanno fame? Dategli brioches!

Marco Scibona
Senatore Segretario 8a Commissione Trasporti