Archivio della categoria: Intervento in aula

Intervento in Aula sul Tribunale permanente dei popoli

Ieri, in Aula, sono intervenuto per portare a conoscenza dei colleghi la sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli in merito i “Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e e grandi opere – dal TAV alla realtà globale”.
Ora nel resoconto della seduta del Senato della Repubblica c’è il testo del dispositivo della sentenza.
La giusta causa Valsusina lascia un altro segno nelle istituzioni!
Speriamo che presto inizi ad incidere anche le coscienze…

538a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 17 NOVEMBRE 2015

SCIBONA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCIBONA (M5S). Signor Presidente, visto che il mio intervento è lungo e che in Aula c’è molto bailamme, chiedo fin d’ora di poterlo pubblicare in Allegato ai Resoconti della seduta odierna.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
SCIBONA (M5S). Desidero portare a conoscenza di questa Aula e dei cittadini che seguono i nostri lavori che, nei giorni dal 5 all’8 novembre, si è svolta a Torino e in alcune località della provincia una sessione del tribunale permanente dei popoli (TPP).
Si tratta di un tribunale spontaneo d’opinione che trae ispirazione dal tribunale Russell, si compone di esperti di diritto, scrittori ed altri intellettuali, esprime valutazioni morali rivolte all’opinione pubblica su questioni di violazione dei diritti umani e dei diritti dei popoli in tutto il Pianeta.
Secondo l’articolo 2 dello statuto, la sua attività consiste nel promuovere il rispetto universale ed effettivo dei diritti fondamentali dei popoli, determinando se tali diritti sono violati, esaminando le cause di tali violazioni e denunciando all’opinione pubblica mondiale i loro autori.
Creato a partire dalla Fondazione internazionale Lelio Basso per i diritti e la liberazione dei popoli, fondata nel 1976 e conseguente alla Dichiarazione universale dei diritti dei popoli (anche nota come Carta di Algeri), il TPP si rifà inoltre alla Dichiarazione universale dei diritti umani, alla Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni, ai trattati e a dichiarazioni internazionali non vincolanti. (Brusio).
AIROLA (M5S). Non si sente niente!
SCIBONA (M5S). La sessione di interesse ha avuto il titolo «Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere, dal TAV alla realtà globale» e, in data 8 novembre 2015 presso Almese, Comune della Valle di Susa, è stata data lettura pubblica del dispositivo della sentenza emessa, che io credo che possa dare a questa Aula importanti spunti di riflessione su cosa sia la democrazia e su come in questa vicenda sia stata ampiamente calpestata dallo Stato.
Il dispositivo, infatti, afferma che «considerando la Dichiarazione universale dei diritti dei popoli adottata in Algeri nel 1976 e in particolare gli articoli 7 e 10; considerando l’insieme dei trattati internazionali e degli altri strumenti di protezione dei diritti umani, inclusi i diritti economici, sociali, culturali e ambientali, così come i diritti civili e politici; considerando, in particolare, l’articolo 21 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 10 di dicembre 1948 e l’articolo 25 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966, che riconoscono il diritto di tutte le persone alla partecipazione nelle questioni di interesse pubblico; considerando la Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, adottata in Aarhus il 25 giugno del 1998 (di cui sono membri 46 Stati, tra cui l’Italia dal 13 giugno 2001 e la Francia dall’8 luglio 2002), e approvata dall’UE con la decisione del Consiglio n. 370 del 2005 del 17 febbraio 2005 e la cui applicazione parziale a livello comunitario si è realizzata con la direttiva n. 4 del 2003 relativa all’accesso della società civile all’informazione ambientale (…)». Vedo che il microfono continua a lampeggiare.
PRESIDENTE. Concluda pure, senatore.
SCIBONA (M5S). La ringrazio, signor Presidente. Il dispositivo continua nel modo seguente: «e la direttiva n. 35 del 2003 relativa alla partecipazione del pubblico nelle procedure relative all’ambiente; considerando la direttiva 85/337/CEE del 27 giugno 1985 riguardante la valutazione dell’impatto di progetti pubblici e privati sull’ambiente, modificata con la direttiva 2011/92/UE riguardante la valutazione dell’impatto di progetti pubblici e privati sull’ambiente e la direttiva 2014/52/UE del 16 aprile 2014;… (Il microfono del senatore Scibona lampeggia ripetutamente).
Signor Presidente, può interrompermi quando vuole dal momento che lascerò agli atti il testo dell’intervento.
PRESIDENTE. Le avevamo appunto concesso del tempo supplementare. Se vuole, può almeno concludere la frase.
SCIBONA (M5S). Grazie, signor Presidente, ma mi interrompo qui e consegno la restante parte dell’intervento.

[…]

Integrazione all’intervento del senatore Scibona su argomenti non iscritti all’ordine del giorno
Considerando l’insieme di prove documentali e le testimonianze che sono state presentate in questa sessione,
ritiene che deve essere menzionato l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che afferma che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali per dignità e diritti. E soprattutto che “essi sono dotati di ragione e coscienza, e devono agire gli uni verso gli altri in uno spirito di fraternità”. Il concetto di fraternità, troppo spesso sostituito con quello di solidarietà, ha un valore costituzionale nel diritto francese (Preambule e articolo 2, Costituzione francese 4/10/1958) e rinvia all’idea che proprio sulla fraternità degli umani a livello mondiale e sulla sua dimensione intergenerazionale che si fonda l’imperativo della protezione dell’ambiente. È perciò importante restituire al concetto di fraternità il suo valore giuridico, come principio attivo che ispira, guida e fornisce una quadro di riferimento all’elaborazione della legge. Nella Costituzione italiana, che prevede come obbligatorio e non derogabile il compimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale, il principio di fraternità è assente, ma l’esigenza della realizzazione dei doveri sopra ricordati rinvia di fatto alla nozione di fraternità, così come questa viene utilizzata nella Dichiarazione universale dei diritti umani. È questo principio fondamentale di “fraternità” che è al cuore delle rivendicazioni delle persone che si sono mobilitate contro il TAV, il grande progetto inutile.
IL TRIBUNALE
adeguandosi alle tendenze culturali e giuridiche che si vanno ormai affermando e che sono garantite dai trattati e dalle altre norme internazionali sopra richiamate, riguardanti i comportamenti in materia di costruzione di grandi opere, intese come le opere che producono importanti effetti territoriali e ambientali, elencate negli allegati alla Convenzione di Aarhus:
riconosce tra i diritti fondamentali degli individui e dei popoli, quello alla partecipazione ai procedimenti di deliberazione relativi alle stesse opere. Questo diritto, oltre a essere espressione del diritto di partecipazione degli individui e dei popoli al proprio Governo – come stabilito nella Dichiarazione universale dei diritti (articolo 21) e nel Patto sui diritti civili e politici (articolo 25) – è funzionale ai principi della democrazia e della sovranità popolare e alla garanzia dell’effettivo rispetto degli altri diritti umani, incluso il diritto all’ambiente e a condizioni vita conformi alla dignità umana degli individui e delle comunità locali coinvolte dalle opere.
Ritiene censurabili tutti quegli Stati che, in diritto e nella prassi, non aprano a forme efficaci di partecipazione – il cui modello può essere attinto alla Convenzione di Aarhus – nei procedimenti relativi alle grandi opere.
Pertanto richiede a tutti gli Stati, in Europa e nel mondo, di dotarsi delle norme e di seguire le prassi a ciò necessarie.
I casi esposti nella sessione del TPP dai rappresentanti delle comunità di Val di Susa, Notre Dame des Landes, di Londra, Birmingham e Manchester, di Rosia Montana e Corna, dei Paesi Baschi di Francia e di Spagna, di Stoccarda, di Venezia, di Firenze, della Basilicata e delle Regioni d’Italia interessate ai progetti di trivellazione, di Messina e di Niscemi, e di tutti gli altri progetti presi in considerazione, documentano un modello generalizzato di non conformità operativa a questi principi, da parte di un gran numero di governi e di enti pubblici oltre che dei committenti esecutori di grandi opere.
IL TRIBUNALE
giudica illegittima questa condotta procedurale e la denuncia davanti all’opinione pubblica mondiale e dichiara
– che in Val di Susa si sono violati i diritti fondamentali degli abitanti e delle comunità locali. Da una parte, quelli di natura procedurale, come i diritti relativi alla piena informazione sugli obiettivi, le caratteristiche, le conseguenze dei progetto della nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione (conosciuto come TAV), previsto inizialmente nell’Accordo bilaterale tra Francia e Italia del 29 gennaio 2001; di partecipare, direttamente e attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, nei processi decisionali relativi alla convenienza ed eventualmente, al disegno e alla costruzione del TAV; di avere accesso a vie giudiziarie efficaci per esigere i diritti sopra menzionati. Dall’altra parte si sono violati diritti fondamentali civili e politici come la libertà di opinione, espressione, manifestazione e circolazione, come conseguenze delle strategie di criminalizzazione della protesta che saranno dettagliate più avanti;
– che queste violazioni si sono realizzate tanto per commissione che per omissione. Da un lato, la omissione di uno studio serio di impatto ambientale del progetto nel suo complesso, prima della sua autorizzazione; non si è garantita una informazione completa né veritiera in tempi sufficientemente precoci alle comunità coinvolte; si sono esclusi gli individui e le comunità locali da ogni procedura effettiva di partecipazione nella deliberazione e nel controllo della realizzazione delle opere, simulando anzi procedure di partecipazione fittizie e inefficaci; non si è dato corso ai procedimenti attivati nei tribunali per far valere i diritti di accesso alla informazione e alla partecipazione nei processi decisionali. D’altra parte ci sono le violazioni che sono il prodotto di azioni deliberate e pianificate: la diffusione di informazioni contenenti falsità e manipolazione dei dati relativi alla necessità, alla utilità, all’impatto dei lavori; la simulazione di un processo partecipativo con l’istituzione dell’Osservatorio per il collegamento ferroviario Torino-Lione, che arriva ad escludere i dissidenti (decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 19 gennaio 2010), e ad annunciare un accordo inesistente, il cosiddetto Accordo di Pra Catinat del giugno 2008, utilizzato largamente nei rapporti con l’opinione pubblica e le istituzioni europee; la adozione di misure legislative aventi come obiettivo l’esclusione della partecipazione dei cittadini e delle comunità locali; la strategia di criminalizzazione della protesta con pratiche amministrative, legislative, giudiziarie, di polizia, che includono anche la persecuzione penale sproporzionata e la imposizione di multe eccessive e reiterate, l’uso sproporzionato della forza;
– che, in particolare, dichiarano abusivamente i territori attinenti alla costruzione di grandi opere “zone di interesse strategico”, con regimi speciali che modificano e interferiscono con le competenze di gestione del territorio escludendone le amministrazioni locali, con la legge n. 443 del 21 dicembre 2001, conosciuta come legge obiettivo (“Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive”), e il decreto-legge 190 del 20 agosto 2002 (“Attuazione della legge 21 dicembre 2001, n. 443, per la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale”) o il decreto-legge 133, del 12 settembre 2014 (“recante misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”). Le successive modifiche della posizione governativa nella utilizzazione della legge obiettivo nel caso TAV hanno portato, sulla base di dati falsi, alla decisione della sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio adito sul punto dalla Comunità Montana che, in una sentenza (sentenza 02372-2014 Tar Lazio 04637-2011 Reg. Ric), ha dedotto da una nota ministeriale la prova che l’opera non fosse mai uscita dalla legge obiettivo, mentre l’allegato al 7° DPEF 2010-2013, al quale si riferisce la nota ministeriale, attesta esattamente il contrario. La sentenza è irrevocabile in quanto non impugnata dalla Comunità Montana, perché la stessa è stata dichiarata estinta (commissariata) con decreto della Regione Piemonte dopo soli tre giorni dalla notifica della sentenza;
– che le centinaia di progetti qualificati come strategici possono essere assoggettati (come sta accadendo in Val Susa) al controllo di polizia e militare ed interdetti ai cittadini. Nel caso del cantiere della Maddalena di Chiomonte, da una parte l’articolo 19 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (più nota come “legge stabilità” o finanziaria 2012) prevede, sotto la rubrica «Interventi per la realizzazione del corridoio Torino-Lione e del Tunnel del Tenda» che “le aree ed i siti del Comune di Chiomonte, individuati per l’installazione del cantiere della galleria geognostica e per la realizzazione del tunnel di base della linea ferroviaria Torino-Lione, costituiscono aree di interesse strategico nazionale”, spostando sul luogo truppe dell’esercito italiano. D’altra parte si è proceduto ad una applicazione scorretta dell’articolo 2 del Testo unico di pubblica sicurezza, ampliando in misura esagerata l’aera interessata, e convertendo in permanente un provvedimento, che poteva essere solo transitorio, attraverso successive ordinanze emerse a partire dal 22 giugno 2011 dal prefetto di Torino, che ha assegnato l’area adiacente al cantiere alle forze di polizia, vietando l’accesso, lo stazionamento dell’area, e la circolazione nelle zone limitrofe. Nella loro visita alla zona, i membri di una delegazione del TPP sono stati trattati come potenziali delinquenti. Ciò rende evidente che gli effetti sulla vita quotidiana degli abitanti sono stati enormi, tanto dal punto di vista degli ostacoli posti alle normali attività lavorative (spostamenti da o verso i propri luoghi di residenza e i luoghi di lavoro agricolo), come dal punto di vista del danno morale rappresentato dal fatto di dover continuamente esibire documenti di identificazione ed essere sottoposti all’arbitrarietà degli agenti di forza pubblica per l’autorizzazione o meno al passaggio, o dal fatto di dover essere, in tempo di pace, osservatori impotenti della occupazione delle proprie terre, da parte delle Forze armate nazionali, con una azione diretta contro cittadine e cittadini del loro stesso stato. In questo contesto sono represse, in quanto considerate questioni di sicurezza pubblica, le manifestazioni di pensiero e di riunione, e sono accusati perfino di reati di terrorismo coloro che vi prendono parte, affidando alla repressione di polizia e giudiziari problemi di rilevanza democratica e sociale;
– che le persone che si mobilitano contro il TAV, come contro l’aeroporto di Notre Dame des Landes o in altri progetti, devono essere considerate come “sentinelle che lanciano l’allarme” al constatare violazioni di diritto che possono avere un grave impatto sociale ed ambientale e che, con modalità legali, cercano di allertare le autorità in vista della cessazione di atti contrari agli interessi di tutta la società. Accademici, professionisti, amministratori pubblici, lavoratori agricoli, qualsiasi abitante possono svolgere questo ruolo. Nel diritto europeo sono molte e precise le regole e le raccomandazioni che definiscono lo statuto di questa funzione di “sentinelle che lanciano l’allarme”: queste regole sono vincolanti per i giudici dei singoli Paesi (Consiglio d’Europa, Résolution 1729 (2010) du 29 avril 2010 e Recommandation CM/Rec(2014)7 du 30 avrii 2014);
– che il ricorso alla denigrazione e alla criminalizzazione della protesta è la documentazione più evidente della inconsistenza e della mancanza di credibilità degli argomenti dei promotori delle grandi opere, che mirano a convincere le persone e le comunità colpite della bontà e dei vantaggi dei progetti. In questa attività partecipano in modo determinante i mezzi di comunicazione più diffusi, che sostituiscono con una esplicita disinformazione al servizio degli interessi dei loro proprietari e gestori, la loro funzione di servizio al diritto all’informazione;
– che l’autorizzazione per l’inizio dei lavori per il tunnel della Maddalena è particolarmente grave, in quanto decisa prescindendo: dal principio di precauzione, senza uno studio preliminare di impatto ambientale in grado di definire in modo adeguato il rischio attuale e futuro derivante dalla probabile presenza di amianto e di urano, e dall’impatto sugli equilibri idrogeologici dell’area; dal principio di prevenzione in quanto non esiste a tutt’oggi un piano definito di analisi e di trattamento del materiale che si sta estraendo. È da notare, tra l’altro, che tutto ciò ha comportato la distruzione deliberata e ingiustificabile di una necropoli datata a 4000 anni a.c., che rappresentava un elemento fondamentale del patrimonio archeologico della Regione, dimostrando in tal modo la mancanza assoluta di sensibilità sociale e culturale dei suoi autori;
– che la responsabilità di queste violazioni deve essere attribuita in primo luogo ai Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi due decenni, alle autorità pubbliche responsabili della assunzione delle decisioni e delle misure che sono state sopra denunciare, ai promotori del progetto e all’impresa responsabile della sua esecuzione TELT (Tunnel Euralpin Lion Turin);
– che la responsabilità di queste violazioni deve essere attribuita anche all’Unione europea che, con la sua omissione di risposte concrete alle denunce ripetutamente formulate dalle comunità colpite e presentate alla Commissione di petizioni del Parlamento europeo e con la accettazione acritica delle posizioni dello stato italiano, permette in consolidamento e ciò che è ancor più grave, il cofinanziamento di un’opera che si sviluppa in chiara violazione del principio di precauzione, affermato nell’articolo 191 del trattato di funzionamento dell’UE, delle direttive europee sulla valutazione di impatto ambientale dei progetti, sull’accesso alla informazione e sulla partecipazione all’adozione di decisioni riguardanti l’ambiente, distorcendo così il criterio di priorità che prevede la costruzione dei collegamenti non ancora conclusi e l’eliminazione di colli di bottiglia specialmente nelle tratte transfrontaliere secondo le corrispondenti e vigenti norme europee (Reglamento UE n° 1315/2013 del Parlamento Europeo y del Consejo, de 11 de diciembre de 2013, sobre las orientaciones de la Union para el desarrollo de la Red Transeuropea de Transporte, y Reglamento UE No 1316/2013 del Parlamento Europeo y del Consejo de 11 de diciembre de 2013 por el que se crea el Mecanismo «Conectar Europa»);
– che si sottolinea la particolare gravità e insensibilità del comportamento del coordinatore europeo del corridoio TEN-T Mediterraneo Laurence Jan Brinkhorst che ha contribuito alla diffusione informazioni non controllate e alia squalificazione della protesta delle comunità di vai di Susa ignorandone i contenuti reali, e stigmatizzandole come poco rappresentative e violente;
– che la non applicazione dei principi di cui sopra volti ad assicurare la partecipazione piena ed effettiva dei cittadini, tanto ben documentata nel caso della Val Susa, non è un caso isolato in Italia come si è avuto occasione di constatare con tutti i casi presentati nelle udienze pubbliche e come il TPP ha potuto constatare in molte altre focalizzate su citazioni extraeuropee;
– che tutto quanto è stato sottolineato, sembra dimostrare la esistenza di un modello consolidato di comportamento nella gestione dei territorio e delle dinamiche sociali ogni volta che ci si trova in uno scenario di approvazione e realizzazione delle grandi opere infrastrutturali: i Governi sono al servizio dei grandi interessi economici e finanziari, nazionali e sovranazionali e delle loro istituzioni nel disporre senza limiti né controllo dei loro territori e delle loro risorse: si ignorano totalmente le opinioni, gli argomenti, ma ancor più il sentire vivo delle popolazioni direttamente colpite. Ciò rappresenta, nel cuore dell’Europa, una minaccia estremamente grave all’essenza dello stato di diritto e del sistema democratico che deve necessariamente essere fondato sulla partecipazione e la promozione dei diritti ed il benessere, nella dignità, delle persone.
Questa sessione ha permesso al TPP di apprezzare e condividere la enorme capacità delle comunità di Val di Susa di mettere in comune la loro energia e le loro conoscenze, che sono il risultato di competenze scientifiche e tecniche e di saperi diffusi che derivano da una vita e un lavoro quotidiano con profonde radici nel territorio, e che hanno permesso di costruire una realtà conoscitiva e una narrazione coerenti, convincenti, e tali da permettere di mantenere per venticinque anni una lotta esemplare in difesa dei loro diritti fondamentali.
RACCOMANDAZIONI
Constatando che, sia nel caso del TAV Torino-Lione, che nel caso dell’aeroporto di Notre Dame des Landes e in tutti i casi esaminati in questa sessione dedicata a “Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere”, il diritto all’informazione e alla partecipazione dei cittadini, così come molti altri diritti fondamentali, sono stati violati,
IL TRIBUNALE PERMANENTE DEI POPOLI
Raccomanda, nel caso del TAV Torino-Lione, agli Stati italiano e francese, di procedere a consultazioni serie delle popolazioni interessate, e in particolare degli abitanti della Val di Susa per garantire loro la possibilità di esprimersi sulla pertinenza e la opportunità del progetto e far valere i loro diritti alla salute, all’ambiente, e alla protezione dei loro contesti di vita. Queste consultazioni dovranno realizzarsi senza omettere nessun dato tecnico sull’impatto economico, sociale e ambientale del progetto e senza manipolare o deformare l’analisi della sua utilità economica e sociale. Si dovranno esaminare tutte le possibilità senza scartare l’opzione “0”. Finché non si garantisce questa consultazione popolare, seria e completa, la realizzazione dell’opera deve essere sospesa in attesa dei suoi risultati, che devono essere in grado di garantire i diritti fondamentali dei cittadini.
Raccomanda allo Stato francese, nel caso dell’aeroporto di Notre Dame des Landes, di presentare uno studio documentato sulla opportunità e necessità del progetto e ie sue conseguenze sociali, economiche, ambientali e di sospendere la realizzazione dell’opera.
Raccomanda al Governo italiano di rivedere la legge obiettivo del dicembre 2001, che esclude totalmente le amministrazioni locali dai processi decisionali relativi al progetto, così come il decreto sblocca Italia del settembre 2014 che formalizza il principio secondo il quale non è necessario consultare le popolazioni interessate in caso di opere che trasformano il territorio.
Il controllo militare del territorio nella zona del progetto di Val di Susa costituisce un uso sproporzionato della forza. In uno Stato democratico in tempo di pace, l’esercito non può intervenire su affari interni, limitando i diritti di cittadinanza garantiti dalla Costituzione, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dalla Convenzione europea dei diritti umani. Il TPP raccomanda di sospendere la occupazione militare della zona.
Lo Stato deve anche astenersi dal criminalizzare la protesta cittadina giustificata per l’assenza di concertazione e protetta dalla Costituzione e da molti strumenti internazionali ratificati dall’Italia. Il TPP raccomanda allo Stato di non ostacolare l’espressione della protesta sociale.
Chiede alla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte di ispezionare la zona archeologica de la Maddalena per verificare i danni apportati ai reperti dai mezzi militari, secondo testimonianze raccolte sul luogo anche da parte dal tribunale, così da adottare i provvedimenti di salvaguardia e di ripristino necessari.
Chiede alle istituzioni europee competenti, Commissione europea e Commissione delle petizioni del Parlamento europeo di esaminare con la serietà necessaria e in modo critico i progetti presentati dalle imprese promotrice e gli Stati, prendendo in considerazione l’interesse reale delle comunità colpite e delle popolazioni in generale.
Raccomanda ai Governi di considerare l’attivazione di grandi opere solo se vagliate da procedure tecniche partecipative serie ed efficaci che ne dimostrino l’effettiva necessità nel sostituire o integrare infrastrutture esistenti di cui sia accertata l’impossibilità di migliorie significative; di dare priorità rispetto alle grandi opere a programmi vasti ed efficaci inerenti i servizi e le opere di interesse vitale e quotidiano dei cittadini, quali le opere di contrasto di fenomeni idrologici e idrogeologici e situazioni di degrado e di mancanza di manutenzione dell’edilizia e dei trasporti di pubblico interesse.
Gli Stati hanno il dovere costituzionale di proteggere i diritti dei loro cittadini. Per questo motivo devono perciò assicurare questa protezione contro le lobby economiche e finanziarie nazionali o transnazionali esaminando ogni progetto secondo i criteri definiti da vari trattati internazionali, in particolare la Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1998 che prevede una informazione adeguata ed efficiente, la partecipazione effettiva dei cittadini durante tutto il processo di decisione e l’obbligo delle istituzioni competenti di tenere in conto in modo adeguato dei risultati derivanti dalla partecipazione dei cittadini.
Infine, il tribunale raccomanda ai movimenti sociali, alle associazioni e ai comitati che si battono o potrebbero battersi contro le violazioni degli obblighi di cui sopra in materia di grandi opere, di richiedere, col necessario vigore, secondo l’esempio di ciò che è avvenuto in Val di Susa, agli Stati e agli altri soggetti tenuti ad assicurare la partecipazione del pubblico alle procedure di deliberazione di grandi opere di praticare in concreto tali procedure fin dall’inizio di ogni attività di deliberazione e per tutta la loro durata, così come richiesto dalla Convenzione di Aarhus; nonché di sperimentare ogni legittimo strumento per costringerveli in caso di inadempimento degli obblighi suddetti, in particolare il ricorso al Comitato sull’adempimento della Convenzione di Aarhus.
COMPOSIZIONE DELLA GIURIA
Presidente:
Philippe Texier (Francia)
Magistrato onorario della Corte suprema di Cassazione francese, già membro e presidente del Comitato di diritti economici, sociali e culturali dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite
Componenti:
Umberto Allegretti (Italia)
Giurista, già docente di diritto costituzionale presso l’Università di Firenze, già direttore di “Democrazia e diritto”, studioso della democrazia partecipativa
Perfecto Andrés Ibàñez (Spagna)
Magistrato del Tribunal Supremo spagnolo e direttore della rivista “Jueces para la Democracia”
Mireille Fanon Mendès France (Francia)
Presidente della Fondazione Frantz-Fanon e componente del Gruppo di lavoro di esperti per le popolazioni afrodiscendenti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite
Sara Larrain (Cile)
Ecologista e politica cilena, direttrice del Programa Chììe Sustentable dal 1997
Dora Lucy Arias (Colombia)
Avvocata, componente del Consiglio direttivo del Colectivo de Abogados José Alvear Restrepo
Antoni Pigrau Sole (Spagna)
Professore di diritto internazionale pubblico presso l’Universidad Rovira y Virgili
di Tarragona, direttore dei Centro de Estudios de Derecho Ambiental de Tarragona
Roberto Schiattarella (Italia)
Economista, professore di politica economica presso l’Università di Camerino
SEGRETERIA GENERALE
Gianni Tognoni (Italia)
Simona Fraudatario (Italia)

Link al resoconto di seduta.

Intervento Discussione Generale AS 1678 (delega appalti).

A seguire il mio intervento (estratto dal resoconto di seduta) fatto nella seduta n. 464 del 11/06/2015 in sede di discussione generale dell’Atto Senato 1678 ovvero “Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2014/23/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, della direttiva 2014/24/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE e della direttiva 2014/25/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE”

Buona lettura!

SCIBONA (M5S). Signor Presidente, colleghi, abbiamo appena concluso in 8a Commissione la trattazione del codice appalti e già siamo in Aula a trattarlo; una volta avrei detto: «Bene, finalmente efficienza parlamentare»; ora invece mi chiedo: «Per quale motivo si corre così veloci su un tema tanto delicato?». Sì, perché in questi due anni di attività, in cui noi, Movimento 5 Stelle, siamo per la prima volta in Aule parlamentari, abbiamo visto utilizzare regolamenti, procedure e prassi diverse, a seconda che una norma toccasse certi interessi o non ne toccasse affatto. Alcune cose sono state licenziate alla velocità della luce, altre ristagnano da anni in chissà quali cassetti, ormai indirizzate verso un binario morto, prossime all’insabbiamento totale.

Certamente la legge sugli appalti pubblici interessa molto il mondo imprenditoriale e delle grandi aziende. Infatti, con gli ingenti tagli orizzontali a sanità welfare e trasporti, gli appalti rappresentano ormai una delle poche voci di uscita per investimenti dello Stato e quindi fonte di reddito per molte realtà.

Ma non sono soltanto i grandi interessi mossi da questo tema a preoccuparci; ormai siamo anche stufi di continuare a dirlo, perché siamo all’ennesima legge delega: viene chiesto alle Commissioni di trattare una questione, ma senza andare troppo nei particolari (quelli spettano al legislatore, cioè al Governo). Ma non era compito delle Camere? Almeno a Costituzione vigente, ben inteso, non a quella schifezza che vorreste approvare.
Invece no. Non vorrai mica che il sindaco d’Italia non possa dettare legge in Parlamento? Non sia mai! Se una volta c’era l’unto dal Signore ora abbiamo l’unto e basta: è lui stesso a produrre tutto, unto compreso. E poi sotto a scendere, tutti i suoi fidi scudieri (qui e in Commissione ne abbiamo degni rappresentanti).

Polemiche a parte – che poi è la pura e semplice verità – torniamo a parlare del codice appalti. Come detto, gli appalti sono ormai l’unico capitolo dì spesa consistente dello Stato e, considerando tutte le vicende che segnaliamo da anni e che puntualmente riecheggiano agli onori delle cronache, sono un tema-problema da attenzionare con molta cura. Infatti, bisogna correre perché i tempi sono stretti, non vorrai mica che il Parlamento e le opposizioni riescano a fare il loro lavoro? Ah no, scusate avevo detto niente polemiche, ma ve le tirate quindi non ci riesco tanto.

Il codice appalti tratta un grandissimo spettro di gare, appalti e contratti. Pensiamo al fatto che si passa dal cerotto, alla matita e alla gomma per cancellare, fino all’autostrada a tre corsie, passando per un inutile foro sotto le Alpi, oppure alle mense o alle pulizie; ovvero una varietà di lavorazioni e impegni finanziari diversi e specifici che quasi sembrano non avere stessa la paternità, ma che soggiacciono – o dovrebbero soggiacere – tutti ad una procedura di evidenza pubblica.

La richiesta del Governo, cioè semplificare, è giusta ma bisogna stare attenti ai famosi problemi di cecità felina.

Dalle innumerevoli audizioni, in verità spesso quasi individuali, vista la scarsa presenza di commissari che evidentemente preferivano dialoghi diretti, ci è stato rappresentato un quadro eterogeneo e denso di problematiche diversificate. Non è il caso ora di tediare i (pochi) presenti con una disamina del lavoro di Commissione, ma le questioni in gioco sono molteplici e di difficile soluzione.

Visti i continui, quasi quotidiani, interessamenti della magistratura sui contratti pubblici, qualcosa andava fatto, ma chi decide fino a che punto è lecito fare varianti, ribassi? Come scegliere la ditta che porterà avanti il lavoro? Chi segue la cronaca giudiziaria con più attenzione potrebbe dire: facile, si danno lavori agli onesti.

Ce ne fossero! No, ci mancherebbe altro, in Italia operano un sacco di onesti, ma il problema è che spesso sono le modalità di appalto a rendere impercorribile l’onestà. Ovvero, manca l’onesta di chi appalta. Spesso, a risalire la catena ci troviamo il politicante di turno che deve distribuire prebende, deve ungere la macchina elettorale oppure deve sistemare qualche amico. Ma queste sono cose che sappiamo già.

Se si accettano per legge prezzi troppo bassi o progetti troppo superficiali, è normale che poi ci si ritrovi con aziende che falliscono o con le varianti in corso d’opera che superano in costo la cifra totale delle lavorazioni battute in partenza. Parliamo, quindi, di offerta economicamente più vantaggiosa, che è poi la linea passata in delega. Benissimo, noi concordiamo, ma chi decide i parametri? Una Autorità, il Ministero? Vista l’attualità, meglio un organo terzo. Si è parlato molto di ANAC. Al di là dei componenti (bisogna affrontare gii organismi per quello che sono e non per chi li compone), ANAC è sicuramente un soggetto che potrebbe seguire e sciogliere molte delle problematiche di questo campo.

Ma attenti a dare troppi compiti ad uno stesso soggetto. Verrebbe, a pensare male, che si vuole intasare una authority in modo da bloccare il lavoro che ha fatto e che deve fare, facendogli fare tutto da sola fino ad arrivare all’intasamento e alla capitolazione del sistema.

Molto meglio riequilibrare, suddividere tra più soggetti e fare in modo che le sviste di uno possano essere notate da un altro. Ben venga un percorso semplificato e standardizzato il più possibile. Soft law e bandi tipo possono essere la soluzione ma, come dicevo prima, attenzione che l’onere di controllo non ricada tutto sugli stessi tavoli.

Molto si potrebbe ancora dire, effettivamente, partendo dall’inadeguatezza della legge obiettivo, passando per le concessioni autostradali, fino alle proroghe selvagge, come procedure di gara, alle autorizzazioni semplificate, alle garanzie per i lavoratori e alle classificazioni qualificative aziendali. Ma avremo modo di parlarne in sede di voto. Io voglio sottolineare che, comunque, al di là dei risultati ottenuti, il lavoro di Commissione è stato costruttivo e che molte proposte esterne alla maggioranza e ai relatori, non solo nostre, sono state accolte e fatte proprie dai relatori.

Rimane il fatto che stiamo parlando di una legge delega. Noi abbiamo imparato, esattamente come chi sta fuori dal Palazzo, a non fidarci di questo esecutivo. Quello che uscirà da quest’Aula verrà sicuramente stravolto e questo a noi non piace, ma non dovrebbe piacere neanche ai colleghi che si sono impegnati affinché un tema tanto importante come gli appalti fosse blindato dal malaffare e reso funzionale alle necessità della collettività. (Applausi dal Gruppo M5S).

Intervento sull’informativa del Governo sui gravi incidenti verificatisi a Milano il 1° maggio 2015.

Ecco l’intervento in risposta alle dichiarazioni di Alfano circa i gravi incidenti verificatisi a Milano il 1° maggio 2015 che avrei voluto svolgere in Aula, poichè è intervenuto il Capogruppo M5S, non mi è stato possibile.
Buona lettura.

Presidente, colleghi e Ministro, ero anche io a Milano…a sfilare in un corteo gioioso, colorato e soprattutto pacifico.

E’ stato un corteo molto partecipato e basato su motivazioni solide ovvero il fallimento del Governo nell’organizzazione dell’EXPO e la sequela di scelte sbagliate oltre che pessime.

Inutile ribadire ancora una volta il milione di euro stanziato per il cosiddetto camouflage che in italiano vuol dire nascondere tutte le opere incompiute, mimetizzarle in modo da limitare la grandissima figura, non dico di cosa, che ci farete fare.

Stendiamo poi una velo pietoso su slogan e sponsor, voi volete nutrire il pianeta con Happy Meal e Coca Cola, alla faccia del Made in Italy e del cibo d’eccellenza, di cui vi riempite spesso la bocca per poi smentirvi nei fatti.

Ritornando alla manifestazione, dopo tanto colore e tranquillità cominciano ad arrivare notizie di devastazioni e scontri, sono quindi tornato indietro, con altri eletti ed attivisti del Movimento 5 Stelle per prendere visione della situazione ed in qualche modo appurare, per quanto possibile, che nessuno si facesse male e niente fosse devastato.

Ma era troppo tardi, ad un dato segnale, le strade che fino a qualche minuto prima erano festose diventano un campo di battaglia e le immagini degli incendi, dei botti, delle cariche e degli scontri sono state sotto gli occhi di tutti, abbondantemente trasmesse dalle TV nazionali.

Questa situazione mi ha senz’altro offeso e mi fa fatto arrabbiare perché mi è stata negata la gioia di oppormi e di opporci allo spreco e al malaffare dell’Expo.

Come sempre accade i media hanno parlato solo degli scontri e sono stati ben zitti sulle motivazioni che hanno spinto decine di migliaia di persone a marciare. Quasi assenti le immagini del corteo tranquillo, meglio ricondurre tutto agli scontri e non far vedere che molti manifestano un dissenso, che è diffuso, in modo pacifico e nella legalità.

Le forze dell’ordine, quelle che in Valsusa o in altri luoghi simbolo, anche il giorno dopo a Bologna – in difesa del Dux da Firenze – si sono sempre esibite in violenze gratuite contro i cittadini che pacificamente si oppongono, quelle che fino a quel momento avevano fatto sentire discretamente la loro presenza nelle strade adiacenti il percorso del corteo, si materializzano in assetto antisommossa e subito si crea lo scompiglio ed il fuggi-fuggi generale.

Ma tutto finisce lì, nessun intervento di rilievo e se da un lato, almeno, nessun manifestante pacifico è stato malmenato, si è permessa la devastazione di Milano.

A pensar male si potrebbe pensare che il Governo preferisca così, meglio parlare di chi fa i danni, meglio stordire il popolo con immagini degli scontri e relegare il dissenso vero, con motivazioni concrete, pacifiche ma risolute, in un angoletto che sia l’anticamera del dimenticatoio.

Scene che vediamo ormai troppo spesso, più un’infrastruttura, un evento, una scelta politica, è contestata, più gli Italiani sono in disaccordo, più assistiamo a violenze, saccheggi e devastazioni, con le forze dell’ordine sullo sfondo, comparse di una strana regia.

Ancora una volta, l’ennesima, mi chiedo… , ci chiediamo, come fa il Ministro Alfano, a scegliere sempre la strada sbagliata, la scelta meno opportuna in ogni situazione che gli si prospetta?

Quanto ancora dovremmo subire la sua incompetenza nella gestione dell’ordine pubblico nel nostro Paese?

Le chiedo…, le chiediamo, una volta, almeno una volta, scelga la strada giusta: si dimetta!

Intervento sul DEF 2015

Ecco l’intervento in discussione generale sul Documento di Economia e Finanza 2015 che avrei voluto svolgere in Aula, purtroppo, per via del contingentamento dei tempi e dei colleghi che volevano assolutamente intervenire, non è stato possibile.
Buona lettura.

Presidente, colleghi,

eccoci, come consuetudine annuale, a discutere e certamente, da parte vostra, ad approvare il Documento di economia e finanza.

Sicuramente, noi dilettanti allo sbaraglio, non saremmo stati all’altezza di un simile documento , questo almeno stando a quanto si legge dalle veline che il governo passa ai media… infatti basta leggere qualche riga di questo DEF per accorgersi che nulla è cambiato rispetto ai precedenti.

Sicuramente la vostra attività, incessante e costante, sull’informazione, la cultura e la scuola impedisce ai cittadini di capire, ora, la portata delle leggi e documenti che approvate. Anni di depauperamento del sistema scolastico e di imbonimento da parte dei media, hanno sicuramente portato ad un abbassamento del livello morale e alla limitazione dell’attività logica dei cittadini…il tutto per scongiurare il risveglio delle masse.

Ma noi siamo qui anche per squarciare le vostre menzogne, per fare luce sui vostri affari, per rompere l’incantesimo! I proclami mediatici, i tweet, i post..magari quelli che fantasticano su rivoluzioni logistiche, non esistono nella realtà della programmazione per la spartizione dei tesoretti pubblici, gli ultimi, purtroppo, sempre che esistano veramente.

Sentiamo i buoni propositi, e non li chiamo formidabili balle, solo per rispetto di questa Istituzione, tutte cose interessati, condivisibili che noi applicheremmo subito ed immediatamente…ma per voi rimangono solo vuoti concetti. Parlo del rilancio delle PMI – spina dorsale di questa Italia che affonda -, la risoluzione dei problemi idrologici causati dalla cementificazione e dall’abbandono del territorio rurale, il rilancio dei piccoli lavori, quelle manutenzioni del bene pubblico che oltre a migliorare la vita di tutti i cittadini garantirebbero lavoro a molti, per anni.

Poi, dopo aver sentito, nelle dichiarazioni, tutte queste belle cose, leggiamo i documenti e ci troviamo le stesse false necessità di investimento già volute dal sistema, campate per aria, senza studi scientifici dietro, senza motivazione logica e basata sui dati. Il solito polpettone di opere e di elargizione di denaro pubblico che porterà solo ulteriori problemi ambientali, logistici, finanziari e lavorativi.

Per quanto riguarda la parte infrastrutturale e le dichiarazioni del nuovo Ministro alle Infrastrutture e Trasporti, dite che l’obiettivo è quello di migliorare il sistema trasportistico e infrastrutturale su tutto il territorio nazionale tramite la cancellazione delle marchette,che da anni, vengono fedelmente riportate, di anno in anno, negli elenchi del to do per assecondare gli appetiti elettorali dei vari compari di partito, questi si diffusi su tutto il territorio nazionale.

Ma se poi andiamo a vedere il DEF ed i suoi allegati, ecco che benedite le opere più grasse, quelle da cui è più facile trarne la pappa….pappa reale visto le cifre…senza doversi sforzare troppo per nasconderne gli avanzi, spersi, ma subito ritrovati da attenti amici telefonici.

E la logistica? Si parte dalle cose base, che voi dimenticate! Abbiamo porti che non riescono a sopportare il tonnellaggio di grandi navi, quelle che pescano più in profondità, e quelli che ci riescono hanno magari un singolo binario per il trasporto su ferro in uscita dal porto…ma voi volete sterminati retro-porti, i collegamenti trans-nazionali. Iniziate a costruire la casa dal mosaico nel bagno, prima di tutto il resto, e poi vorreste essere credibili?

Il neo ministro Delrio è stato critico sul general contractor, bene, noi lo diciamo ormai da anni…. ma se vuole perseguire la logica di cambiare le cose, di mettere ordine, allora doveva rivedere meglio la sua lista di opere prioritarie, visto che ha lasciato quelle che da oltre venti anni i cittadini definiscono Grandi Opere Inutili, solo buone da spremere dai soliti noti per trarne lauti guadagni.

Ministro..si legga le carte della Magistratura…e capirà subito di cosa parlo!

Io non so se siate in grado o se vogliate veramente cambiare le strade battute fino ad ora, non so neanche se ci sia ancora tempo per farlo, per riuscire veramente a salvarlo, questo Paese. Solo di una cosa sono certo: in noi troverete la vostra coscienza, quella che vi pungolerà fino a farvi sobbalzare come per un fastidioso prurito intimo.

Se non riusciremo a farvi desistere dalla distruzione dell’Italia almeno nessuno potrà dire: potevate dirlo prima. Prendete appuntamento con uno strizzacervelli, ma uno bravo, perché siete al bipolarismo autodistruttivo.

Intervento circa la sentenza del processo contro NoTav su fatti 27/06 e 3/07 2011

SCIBONA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCIBONA (M5S). Signor Presidente, colleghi, la recente sentenza emessa a fine del processo contro numerosi No TAV per i fatti del 27 giugno e del 3 luglio 2011 è la dimostrazione di come, da molto tempo, il potere esecutivo ha minato il potere legislativo e tenta, sempre di più, di invadere il campo del potere giudiziario.
L’immane mare di miliardi che genera e genererà il TAV conduce – per ovvi motivi, esclusi quelli a favore della collettività – i cosiddetti soggetti decisori (Governo e co.) a reprimere il dissenso, specialmente quello motivato ed informato (cioè quello che fa più paura). E ciò lo ha fatto e continua a farlo – vedi dichiarazioni di Ministri – condizionando, anche inconsapevolmente, il potere giudiziario.
La scelta di mandare centinaia di uomini il 27 giugno 2011 – nonostante l’inesistenza del progetto esecutivo e l’assenza di richieste europee per il TAV – non è forse la prova dell’interferenza del potere esecutivo sugli accadimenti successivi, sulla giusta reazione dei manifestanti contro l’arbitrarietà dell’attacco in assenza delle esigenze internazionali, come ci ha candidamente raccontato il prefetto Di Pace durante la sua testimonianza al processo? Quest’uomo, alto funzionario del potere esecutivo e responsabile dell’ordinanza che ha consentito l’intervento del 27 giugno, ha candidamente ammesso di nulla sapere di CIPE, di progetto esecutivo e di accordi internazionali. Lo ha detto lui, sempre durante la sua testimonianza.
Nonostante ciò, ha emesso un’ordinanza in assenza dei presupposti indicati dalla Corte costituzionale, quindi illegittima, così come le successive (siamo ad oltre venti). E poi, lo stesso processo è stato imbastito dal potere esecutivo (Digos, Ministero dell’interno) in quasi totale autonomia, con solo due o tre deleghe di indagini da parte dei pm, embedded del potere esecutivo. I testi ascoltati a carico dei No TAV sono tutti sotto il controllo del potere esecutivo e molti di questi si sono persino costituiti parte civile. È stato un processo bilanciato tra accusa e difesa? Non mi pare.
Quindi: prove di controllo del potere esecutivo su chi deve esercitare l’azione penale, magistratura inquirente sotto il controllo del Governo, il tutto accompagnato da informazioni unidirezionali da parte dei media. I risultati sono processi anomali. Forse non è stato un processo politico, ma un processo fortemente voluto e condizionato dal potere esecutivo sì. La volontà era di trasformare un problema politico in un problema di ordine pubblico. Bravi! Per ora questa arma di distrazione di massa ha funzionato, per il prosieguo vedremo. (Applausi del senatore Airola). Un’altra volta poi parleremo anche dei noleggi a caldo del cantiere. (Applausi dal Gruppo M5S).