Archivio della categoria: Intervento in aula

Intervento in discussione generale su A.S. 1212 (DDL Delrio)

Signor Presidente, ecco che approda in questa Aula il vostro disegno di legge che abolisce le Province, almeno per come lo avete spacciato agli italiani.

Se leggiamo l’articolato, scopriamo che le Province rimangono: in alcune zone si chiameranno città metropolitane; in altre la dizione rimane Provincia. Cosa cambia rispetto ad ora? La minore democrazia. Abbiamo, come sempre, un consiglio metropolitano e provinciale composto non però da membri eletti direttamente dai cittadini, ma da sindaci e consiglieri comunali, un’elezione di secondo livello che vedrà eleggibili solo persone già elette e in carica, personaggi dunque che non sono diretta rappresentanza di cittadini per quella funzione e che, quindi, non dovranno ad essi rendere conto nel loro mandato metropolitano.

Viene eliminata ogni interferenza da parte del popolo. Infatti, si sa: l’italiano deve solo pagare le tasse e mantenere i costi della politica, ma non si può di certo pretendere di dargli voce in capitolo in affari che non gli interessano come la gestione del proprio territorio o dei servizi ad esso legati. Di buono non c’è neppure il contenimento dei costi perché, a conti fatti, si spenderà grosso modo la stessa cifra. Non c’è l’indennità per il singolo consigliere, ma rimangono i rimborsi, le spese di funzionamento e le strutture, tutto quello che nei bilanci delle amministrazioni locali di questo livello è il vero malloppo da gestire e spartire.

Visto che sindaci e consiglieri comunali saranno impegnati negli organi metropolitani, chi svolgerà la loro funzione nei loro Comuni? Come potrà un buon sindaco-consigliere svolgere in modo ottimale il mandato conferito dai cittadini se impegnato su altri fronti? A questo non avete pensato oppure state sottintendendo, come diciamo da tempo, che quelle cariche non servono? Ma allora perché non abolire direttamente le Province?
Questa non è una riforma delle Province, ma è un altro pasticcio del PD e lo sappiamo: voi volete riproporci questa schifezza anche con la riforma del Senato e magari mandare qui a Roma i Presidenti di Regione, perché evidentemente ritenete che nelle Regioni non abbiano nulla da fare. Eliminiamo anche le Regioni, se non servono, allora.

Mandare allo sfascio le istituzioni: questo è il vostro compito, ben lontano dall’ammodernarle e soprattutto contenerne i costi eliminando gli sprechi.
Discorso a parte è l’impostazione che date agli organi delle Città metropolitane, dove oltre ad un macchinoso metodo di elezione che non garantisce sufficientemente le piccole comunità (e vi ricordo che la maggior parte dei Comuni italiani sono medi e piccoli) troviamo anche un potere decisionale e di azione accentrato nel sindaco del Capoluogo.

Si avrà un cannibalismo da parte della Città capoluogo verso tutta la periferia ed oltre, che schiaccerà i piccoli Comuni che circondano le nostre città. Avremo solo assemblee cittadine e residenti frustrati dalla consapevolezza che anche le piccole decisioni sono prese altrove, senza possibilità di far valere la propria voce, far sentire le proprie esigenze e la propria dignità.

Si elimina di fatto la prima interfaccia tra Stato e cittadini, ma si sa: nei piccoli Comuni spesso non ci sono liste di partito, ma singoli cittadini impegnati nella politica, liberi, civici e sono quelli che danno più noia al potere. Non sono schiavi delle segreterie di partito e quindi non sono allineati tout court con le decisioni che vengono prese nelle stanze del potere e che sono riversate all’esterno come unica verità, l’unica decisione sensata e possibile.

Ecco, con questa legge ci sarà meno rappresentanza e più potere per i soliti pochi.
Bravi!
Avete fatto la spending review… sì, ma della democrazia.

Intervento circa le minacce subite da un attivista NoTav a Pozzolo Formigaro (NoTav – Terzo Valico)

“Al mio paese chi butta giù le reti gli viene tagliata la gola, fanno un buco e lo infilano sotto terra”  questa è la minaccia rivolta a Tino, sessanta anni,  attivista del comitato di Pozzolo Formigaro (Alessandria) contro il Terzo Valico.

La scorsa settimana si era recato alla cascina Romanellotta insieme ad un altro attivista del comitato di Novi Ligure dove alcuni operai della Lande s.r.l. stavano risistemando gli oltre quattro chilometri di recinzioni che erano state divelte da numerose donne e uomini nella giornata di Sabato 22 Febbraio.

Ed è stato proprio un operaio della ditta Lande a minacciare in dialetto Tino, ditta tra l’altro già citata in questa Aula, precisamente in un’interpellanza del 2010 dove si richiamavano informative del ROS che attenzionavano tale ditta per rapporti con la camorra.

Tino non è certamente persona da farsi intimidire, ma quella minaccia di morte è una minaccia contro le migliaia di donne e di uomini che si battono da anni in difesa della propria terra ed è l’ennesimo sintomo di come le tante ditte malavitose all’opera negli appalti del Terzo Valico pensano di poter fare il bello e il cattivo tempo in un clima di protezione che la classe politica gli fornisce.

Tutta la nostra solidarietà e vicinanza a Tino ed agli attivisti NoTav del Terzo Valico, e speriamo che anche tutti i politici, gli amministratori, nonché il Prefetto di Alessandria che invocano incessantemente l’isolamento dei violenti vogliano fare altrettanto.

Violento è chi pensa di poter minacciare di morte un signore di sessant’anni con l’unica colpa di difendere con amore la terra in cui vive, non chi è da sempre in prima fila nelle iniziative del movimento che si tratti di preparare una polenta o tagliare delle recinzioni, comunque tutte azioni ispirate alla lotta gandhiana.

Infine, da questa Aula, voglio fugare ogni dubbio: i No Tav – Terzo Valico non hanno paura, non si fanno intimorire e oggi hanno una ragione in più per continuare a far cadere le recinzioni di Pozzolo Formigaro!

Con tutti loro vi aspettiamo il 5 Aprile ad Arquata per la grande marcia popolare fino al cantiere di Radimero e poi, tutti insieme, si dovrà tornare alla cascina Romanellotta. Contro le mafie #Vinciamonoi!

Intervento circa le violenze a danno di un NoTav a Padova e per la calendarizzazione del DDL sul codice identificativo ff.oo

«Pestato alla fermata del tram e tenuto per sette ore in cella di sicurezza in questura nonostante avesse una costola rotta». Questo è quanto riportano diversi articoli di giornale riferendosi al caso che ha visto coinvolto Zeno Rocca, un giovane padovano NoTAV.

Sempre dalla cronaca apprendiamo come il 10 marzo Zeno, mentre attendeva un tram in direzione della stazione a Padova, è stato avvicinato da circa dieci agenti del reparto celere che, scesi da una camionetta che si era fermata bruscamente proprio davanti a lui, dopo averlo strattonato, provocato e perquisito, lo hanno obbligato a tirar fuori tutti gli oggetti in suo possesso. Il ragazzo stava spiegando che era appena uscito dalla questura, dove si reca tre volte alla settimana in quanto sottoposto all’obbligo di firma, e stava estraendo la carta d’identità, quando sarebbe stato circondato dagli agenti delle celere e colpito alle gambe, al torace, afferrato per le braccia nonché ammanettato.

Infine, sarebbe stato per sette ore in cella di sicurezza senza che gli venissero contestati i reati per i quali era in stato di fermo e, soprattutto, senza avere la possibilità, nonostante le continue richieste, di contattare un avvocato. Solo alla sera Zeno, una volta rilasciato, si è recato in ospedale, dove gli veniva refertata una costola rotta, distorsione della cervicale e contusioni multiple. Sui polsi i segni delle manette serrate troppo strette.

Questo è l’ennesimo caso che segue quello di Giuseppe Uva e tanti altri episodi che certa politica e certi sindacati di categoria continuano a minimizzare, invece è ora di mettere fine a queste repressioni di polizia da dittatura del terzo mondo: vanno epurate le mele marce nella Polizia di Stato ed in generale nelle forze dell’ordine. Basta climi omertosi dentro queste amministrazioni! Non sono più singoli episodi, ma sintomi di una deriva a cui la politica deve, subito, mettere un freno.

Oltre all’augurio ed alla sollecitazione affinché gli organi competenti, in primis il Ministro dell’interno, facciano luce su questi fatti, lancio un appello a tutti voi, colleghi (in realtà non tantissimi), ed alla Presidenza del Senato: si inizi subito a discutere i disegni di legge sui codici identificativi per le forze di polizia, è già stato depositato un testo del Movimento 5 Stelle a mia prima firma da cui si può partire immediatamente. Mettiamoci al passo con tutte le altre democrazie europee!

Intervento in aula sulle responsabilità del dissesto idrogeologico

Signor Presidente, colleghi, onorevoli cittadini, in questo mio intervento cito un articolo di Andrea Dal Cero, uscito di recente su «Il Giornale del Po».

Più o meno recita così: «Vogliamo i responsabili, vogliamo che paghino! Urlano i cittadini della Bassa Modenese colpiti dall’alluvione, che si stanno mobilitando per avere spiegazioni di quanto è successo. I parlamentari di casa scrivono al Governo e la procura di Modena ha aperto un’inchiesta contro ignoti per disastro colposo. Le responsabilità si rimpallano tra enti ed istituzioni, mentre si incolpano dei disastri volpi, nutrie e tassi.

Ma la gente colpita in meno di due anni da altrettante calamità, di cui almeno una assolutamente naturale, non ne può più». Non ne può più perché le famiglie, le aziende, le strade e i campi coltivati sono arrivati alla fine.

Il sindaco di Soliera, Giuseppe Schena, di centrosinistra, dice che dal 2009 ad oggi gli interventi di manutenzione sono stati ridicoli, in termini sia di chilometri, che di tipologia di intervento. «È dal 2011 che chiediamo conto dello stato di manutenzione del fiume», gli fa eco Dante Mazzi, consigliere provinciale di Modena, in quota Forza Italia.

La stessa situazione si ripete ciclicamente in ogni parte d’Italia; dalla tragedia della Sardegna allo straripamento dell’Arno. Qualche giorno fa c’è stata anche la piena del Tevere.

Manca la manutenzione ordinaria, quelle piccole opere da attuare costantemente per avere fiumi e territori sicuri, per far sì che ad ogni pioggia non scatti l’emergenza. Che piova è un evento naturale, costante e prevedibile. Invece, ogni volta la stessa situazione; emergenza, disastro, vittime, dolore, scuse della politica e di nuovo si ricomincia. «Ma i soldi non ci sono», continuano a ripetere da queste Aule.

Ecco il nuovo mantra della politica romana; «i soldi non ci sono, li stiamo già spendendo per altre attività indispensabili sul territorio», come ad esempio fare trafori più che discutibili in Val di Susa.

E mentre davanti ai cantieri della TAV i comitati del territorio cercano di fermare le macchine con ogni mezzo, il dissesto idrogeologico, i fondi e le stesse macchine per il movimento terra non ci sono perché i soldi necessari a farle funzionare li stiamo spendendo tutti là.

Il cantiere TAV alla Maddalena è un inferno di spreco e devastazione ambientale; invece nel modenese la devastazione ambientale è un inferno causato – dicono i residenti tutti in coro – dalla mancanza di fondi necessari alla buona manutenzione dei fiumi.

Se le ruspe in Val di Susa lavorassero alla manutenzione degli argini, nessuno si sognerebbe di bruciarle, anzi. È chiaro che queste sono le vostre priorità, non quelle del popolo italiano, che presto vi manderà tutti a casa

 

Intervento circa gli atti intimidatori a danno del Sen. Esposito.

Gentili colleghi, voglio esprimere in quest’aula tutto il disagio e la sensazione di impotenza, mio e dei miei colleghi del Movimento 5 Stelle, al continuare ad apprendere notizie su atti intimidatori con le immediate, conseguenti ed ormai di prassi, strumentalizzazioni.

Tutte le intimidazioni sono da condannare a prescindere da chi le riceve, ed il caso che ha coinvolto il Sen. Esposito non deve fare eccezione.

La storia ci ha insegnato che le strategie della tensione hanno sorgenti diverse da quelle che vengono, ad arte, fatte apparire. Invitiamo pertanto tutti a non trarre conclusioni affrettate e spesso slegate da quanto realmente accaduto.

Sia ad esempio per tutti il caso Musy che venne frettolosamente attribuito, persino da una collega Deputata, al movimento No Tav cosa poi immediatamente rivelatasi infondata!

Come sempre invitiamo la Magistratura inquirente a porre in essere indagini a 360 gradi, come ben indicato nella nostra Costituzione e a non farsi coinvolgere, seppure inconsapevolmente, da un ambiente affaristico che ha già ampiamente influenzato e manovrato la politica locale, così come dimostrato dalle sentenze sul caso Minotauro.

La popolazione valsusina porta avanti, da anni, con forte determinazione pacifica e popolare la contrarietà ad una opera inutile, costosa, e devastante per le finanze pubbliche. E continuerà nel solco di questa lotta pacifica e determinata.