#NotteBiancaDemocrazia, l’intervento di Marco Scibona (M5S)

Intervento del portavoce M5S al Senato Marco Scibona nel corso della seduta del 20 gennaio 2016 durante la discussione generale sul disegno di legge costituzionale n. 1429-D – Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione.

SCIBONA (M5S). Signora Presidente, molto è stato detto e da gente sicuramente più titolata di me, ma ci tenevo, anch’io, indegnamente, a lasciare qualche frase agli atti di questa modifica costituzionale (per il momento chiamiamola così: modifica).
Prima di tutto, due parole al senatore Cociancich – che non c’è, ma le sentirà – che mi sembra alquanto confuso. Magari è anche questo il motivo per cui pensa di aver firmato degli emendamenti. Il Presidente di Regione non può ma deve assolutamente entrare nel dibattito per quanto riguarda la sua Presidenza e la sua territorialità di competenza; ma ci sono tutti i sistemi istituzionali per poterlo fare. Più volte ci è capitato di vedere in zona Presidenti di Regione che vengono a parlamentare, a chiedere, a vedere di aggiustare le questioni territoriali. Se venissero qui come senatori non potrebbero essere Presidenti, quindi qualcosa non quadra nel ragionamento che è stato fatto con queste modifiche. Questo, tanto per dirne una. Abbiamo sentito tantissime critiche reali a questo tipo di modifica.
Noi ne abbiamo dette tante, ma non sono state recepite, perché la maggioranza è sorda a un’attività parlamentare costruttiva.
Quello che è successo ieri sera è esemplificativo: noi diciamo delle cose, facciamo proposte e la maggioranza le prende come mera opposizione ostruzionistica, tanto da lasciare al Parlamento le sedute notturne, in modo tale che la gente ha parlato; tanto pensano che diciamo solo sciocchezze mentre loro sanno tutto, hanno la scienza infusa; loro agiscono andando avanti dritti come un fuso.
L’ostruzionismo è altra cosa. Noi abbiamo presentato pochi emendamenti di sostanza, segnalando le criticità di queste modifiche costituzionali. Ma al di là di questo, cosa vuole realmente il popolo? Noi, infatti, siamo qua sempre e solo perché, per necessità, la volontà popolare ci ha voluto affinché amministrassimo il sistema Paese.
Mi sembra che – lo abbiamo già detto – non sia proprio il momento di andare a valutare modifiche costituzionali (di questo tipo oltretutto). Come poi i cittadini sentono questa riforma?
Noi per primi parliamo sempre di evolvere, di modificare, di migliorare, ma in questo senso una riforma costituzionale che vada ad eliminare la Camera alta deve quantomeno seguire determinati principi, quali l’onestà, la trasparenza, l’economicità, l’efficienza. Ecco, sull’efficienza – ma anche sugli altri principi – abbiamo già detto. Effettivamente l’efficienza di una Camera la si vede da quanto velocemente possano passare determinati proponimenti, ovviamente quelli che interessano i partiti, la maggioranza, i politici (quelli con la P minuscola).
Abbiamo visto la Boccadutri – lo abbiamo già detto, ma non è la sola – mentre altre proposte di modifica giacciono per intere legislature nei cassetti per essere poi riproposte il giro dopo, anche per appagare la faccia davanti al Paese, ma mai per portarle davvero a compimento.
Anche per quanto riguarda l’economicità è stato già detto: questa non sarà sicuramente la via per risparmiare denaro. A differenza di quanto detto, io, per esempio, non concordo sulla diminuzione del numero dei parlamentari, o almeno non in linea di massima; in seconda istanza sì. In prima istanza, memore e conscio di quella che è stata la storia di questo Paese, dove qualcuno si è avvantaggiato economicamente per agevolare una maggioranza che era un po’ tentennante, il fatto che ci siano più parlamentari può essere, purtroppo, una garanzia per questo modo di vedere lo Stato, per avere comunque più possibilità che qualcuno non riesca a pagare tutti, o che comunque debba pagarne di più.
L’onestà e la trasparenza sono ormai un sogno, almeno per quanto riguarda questa politica, perché tutto viene fatto nelle segrete stanze; tutto viene fatto a colpi di decreto, e quindi anche la parola democrazia ormai ha perso di significato. Ovviamente, politicamente anche l’attività della Camera può essere influenzata da quello governativa, perché, con tutti i decreti che vengono portati avanti, non rimane più spazio per la vera attività legislativa della Camera (intesa come alta e bassa). Insomma, questa riforma non rispecchia assolutamente quella che può essere una necessità da parte della popolazione.
Perché si fa questa “schiforma” istituzionale, come è stato già detto e stradetto? Ci sarà sicuramente dell’interesse a portare in queste Aule qualcuno di affidabile e di più controllabile e malleabile ai dettami di qualcuno.
Cosa sente in realtà la popolazione? Sono già stati letti degli interventi di gente comune, del popolo. Anche io ne vorrei leggere uno, tanto per lasciare un altro segno. Mamma Silvia (che non è mia moglie, si chiama così) mi ha scritto quanto segue: «Se puoi di per me queste parole: sono indignata, sono atterrita dalla vostra fredda assenza di senso etico, di responsabilità, di attenzione alle reali necessità delle persone di questo Paese. Non siete padri, non siete madri, perché altrimenti vi comportereste diversamente. Se anche avete figli state tradendo il loro futuro e anche quello di tutti i figli nostri. Siete il peggior esempio di cittadini e di esseri umani. La coscienza è molto che ha abbandonato il vostro animo, il cuore evidentemente è un mero organo e nient’altro. Non voglio dire che mi fate schifo, perché è riduttivo di ciò che davvero provo. Se davvero foste capaci di vedervi dall’esterno onestamente, vedreste lo sguardo meschino che vi caratterizza quando aprite bocca in nome del popolo italiano (…) in ogni vostro pensiero, teso solo ad accumulare ed accumulare tutte cose che nella tomba non vi potrete portare. Non sentite i vostri passi pesanti su questo mondo, su questa bella terra che è l’Italia? Sono sicura che non potrete mai assaporare la leggerezza euforica che dà l’essere onesti, limpidi e trasparenti, l’essere buoni e generosi e più di ogni altra cosa disinteressati e responsabili. Il vostro passo pesante rimbomba, fa tremare la terra e spero che prima o poi possiate sprofondare nelle voragini buie da voi stessi create. Mamma Silvia». Questa lettera è abbastanza esemplificativa.
La questione costituzionale ha anche un valore profondo, nel senso che l’Italia è sempre stata un agglomerato di territorialità e non c’è mai stata una coscienza unitaria nazionale proprio perché nelle varie zone si sono sviluppate società governative amministrative distinte e separate, poi agglomerate (o almeno si è cercato e si sta ancora tentando di agglomerarle) a partire dalla Costituzione. Quindi, la Costituzione è anche un mezzo da utilizzare per creare una coscienza nazionale.
Di questo ed altro parlava anche Dossetti, un vero Padre costituente e non come voi. Nei suoi discorsi tratta anche queste questioni. Ne cito uno: «Orbene, la Costituzione del ’48 – la prima non elargita ma veramente datasi da una gran parte del popolo italiano, e la prima coniugante le garanzie di uguaglianza per tutti e le strutture basali di una corrispondente forma di Stato e di Governo – può concorrere a sanare ferite vecchie o nuove nel nostro processo unitario e a fondare quello che, già vissuto in America, è stato ampiamente teorizzato da giuristi e socialisti della Germania di Bonn e chiamato “Patriottismo della Costituzione”». Ancora, possiamo assumere che la Costituzione del 1948 è un presidio di difesa e di legalità comune a tutti: «Tutte le attuali parti politiche dovrebbero considerare la funzione che la nostra Legge fondamentale ha esercitato negli anni difficili della prima costruzione della nostra vita democratica: anni di divisioni profonde ricollegantisi ad una radicale spaccatura del mondo, tra Ovest ed Est; anni di contrapposizioni durissime tra i partiti che, pur lottando con indicibile asprezza, tuttavia mai pensarono di denunciare il Patto e, anzi, proprio in virtù di esso, riuscirono a mantenere le ragioni di una reciproca coesistenza. Questo Patriottismo della Costituzione può concorrere, per oggi e per domani, a un rinsaldamento della nostra unità.
Certo, posso convenire con Norberto Bobbio che questo patriottismo si pone su un altro piano rispetto al patriottismo nazionale, ma lo stesso Bobbio ammette per lo meno che l’uno e l’altro patriottismo si possono completare e rafforzare a vicenda e che anche il patriottismo della Costituzione non deriva da un semplice contratto paritario ma si fonda, così come risulta dallo stesso testo, su alcuni principi ultimi non negoziabili. Esso può perciò costruire e garantire uno spazio sottratto alla negoziazione ed al semplice do ut des. È quindi uno spazio sottratto sia al conflitto politico, sia alla contrattazione. Quindi, in definitiva, esso può riuscire, come ho detto, ad essere di garanzia per qualsiasi parte politica in qualsiasi situazione, di maggioranza o di minoranza, si venga essa a trovare.
Questo è un problema serio che abbiamo più volte segnalato, ovviamente nell’assoluta indifferenza della maggioranza, un nodo che verrà per forza al pettine perché la ciclicità è cosa normale nelle Aule parlamentari e bisognerà vedere cosa succederà.
Non la tirerei molto alla lunga, anche perché arriviamo da giorni e giorni di lavoro. Vorrei concludere dicendo che, per certi versi, abbiamo anche noi del Movimento 5 Stelle alcune colpe, perché abbiamo stilato un programma che andava verso il bene comune dei cittadini e non siamo riusciti ad impedire che questo Governo prendesse i titoli del nostro programma e ne cambiasse il contenuto. Così, parlare di riduzione dei costi della politica si risolve, in mani ad un Renzi qualsiasi, nell’abolizione della democraticità della Camera alta, Camera alta che fa parte della storia di questo Paese e non solo, della storia della civiltà.
Penso al significato della sigla SPQR: Senatus populusque romanus. Adesso potremo cambiarlo in: «Sono pazzi questi renziani», sulla falsariga di quanto diceva Asterix. (Applausi dal Gruppo M5S).
In effetti, mi sento un po’, se non l’Asterix, l’Obelix della situazione e noi tutti lo siamo. Effettivamente, questi renziani sono pazzi a voler cambiare un gioiello come la Carta che ci è stata donata dai nostri Padri costituenti. (Applausi dal Gruppo M5S).