Intervento Discussione Generale AS 1678 (delega appalti).

A seguire il mio intervento (estratto dal resoconto di seduta) fatto nella seduta n. 464 del 11/06/2015 in sede di discussione generale dell’Atto Senato 1678 ovvero “Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2014/23/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, della direttiva 2014/24/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE e della direttiva 2014/25/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE”

Buona lettura!

SCIBONA (M5S). Signor Presidente, colleghi, abbiamo appena concluso in 8a Commissione la trattazione del codice appalti e già siamo in Aula a trattarlo; una volta avrei detto: «Bene, finalmente efficienza parlamentare»; ora invece mi chiedo: «Per quale motivo si corre così veloci su un tema tanto delicato?». Sì, perché in questi due anni di attività, in cui noi, Movimento 5 Stelle, siamo per la prima volta in Aule parlamentari, abbiamo visto utilizzare regolamenti, procedure e prassi diverse, a seconda che una norma toccasse certi interessi o non ne toccasse affatto. Alcune cose sono state licenziate alla velocità della luce, altre ristagnano da anni in chissà quali cassetti, ormai indirizzate verso un binario morto, prossime all’insabbiamento totale.

Certamente la legge sugli appalti pubblici interessa molto il mondo imprenditoriale e delle grandi aziende. Infatti, con gli ingenti tagli orizzontali a sanità welfare e trasporti, gli appalti rappresentano ormai una delle poche voci di uscita per investimenti dello Stato e quindi fonte di reddito per molte realtà.

Ma non sono soltanto i grandi interessi mossi da questo tema a preoccuparci; ormai siamo anche stufi di continuare a dirlo, perché siamo all’ennesima legge delega: viene chiesto alle Commissioni di trattare una questione, ma senza andare troppo nei particolari (quelli spettano al legislatore, cioè al Governo). Ma non era compito delle Camere? Almeno a Costituzione vigente, ben inteso, non a quella schifezza che vorreste approvare.
Invece no. Non vorrai mica che il sindaco d’Italia non possa dettare legge in Parlamento? Non sia mai! Se una volta c’era l’unto dal Signore ora abbiamo l’unto e basta: è lui stesso a produrre tutto, unto compreso. E poi sotto a scendere, tutti i suoi fidi scudieri (qui e in Commissione ne abbiamo degni rappresentanti).

Polemiche a parte – che poi è la pura e semplice verità – torniamo a parlare del codice appalti. Come detto, gli appalti sono ormai l’unico capitolo dì spesa consistente dello Stato e, considerando tutte le vicende che segnaliamo da anni e che puntualmente riecheggiano agli onori delle cronache, sono un tema-problema da attenzionare con molta cura. Infatti, bisogna correre perché i tempi sono stretti, non vorrai mica che il Parlamento e le opposizioni riescano a fare il loro lavoro? Ah no, scusate avevo detto niente polemiche, ma ve le tirate quindi non ci riesco tanto.

Il codice appalti tratta un grandissimo spettro di gare, appalti e contratti. Pensiamo al fatto che si passa dal cerotto, alla matita e alla gomma per cancellare, fino all’autostrada a tre corsie, passando per un inutile foro sotto le Alpi, oppure alle mense o alle pulizie; ovvero una varietà di lavorazioni e impegni finanziari diversi e specifici che quasi sembrano non avere stessa la paternità, ma che soggiacciono – o dovrebbero soggiacere – tutti ad una procedura di evidenza pubblica.

La richiesta del Governo, cioè semplificare, è giusta ma bisogna stare attenti ai famosi problemi di cecità felina.

Dalle innumerevoli audizioni, in verità spesso quasi individuali, vista la scarsa presenza di commissari che evidentemente preferivano dialoghi diretti, ci è stato rappresentato un quadro eterogeneo e denso di problematiche diversificate. Non è il caso ora di tediare i (pochi) presenti con una disamina del lavoro di Commissione, ma le questioni in gioco sono molteplici e di difficile soluzione.

Visti i continui, quasi quotidiani, interessamenti della magistratura sui contratti pubblici, qualcosa andava fatto, ma chi decide fino a che punto è lecito fare varianti, ribassi? Come scegliere la ditta che porterà avanti il lavoro? Chi segue la cronaca giudiziaria con più attenzione potrebbe dire: facile, si danno lavori agli onesti.

Ce ne fossero! No, ci mancherebbe altro, in Italia operano un sacco di onesti, ma il problema è che spesso sono le modalità di appalto a rendere impercorribile l’onestà. Ovvero, manca l’onesta di chi appalta. Spesso, a risalire la catena ci troviamo il politicante di turno che deve distribuire prebende, deve ungere la macchina elettorale oppure deve sistemare qualche amico. Ma queste sono cose che sappiamo già.

Se si accettano per legge prezzi troppo bassi o progetti troppo superficiali, è normale che poi ci si ritrovi con aziende che falliscono o con le varianti in corso d’opera che superano in costo la cifra totale delle lavorazioni battute in partenza. Parliamo, quindi, di offerta economicamente più vantaggiosa, che è poi la linea passata in delega. Benissimo, noi concordiamo, ma chi decide i parametri? Una Autorità, il Ministero? Vista l’attualità, meglio un organo terzo. Si è parlato molto di ANAC. Al di là dei componenti (bisogna affrontare gii organismi per quello che sono e non per chi li compone), ANAC è sicuramente un soggetto che potrebbe seguire e sciogliere molte delle problematiche di questo campo.

Ma attenti a dare troppi compiti ad uno stesso soggetto. Verrebbe, a pensare male, che si vuole intasare una authority in modo da bloccare il lavoro che ha fatto e che deve fare, facendogli fare tutto da sola fino ad arrivare all’intasamento e alla capitolazione del sistema.

Molto meglio riequilibrare, suddividere tra più soggetti e fare in modo che le sviste di uno possano essere notate da un altro. Ben venga un percorso semplificato e standardizzato il più possibile. Soft law e bandi tipo possono essere la soluzione ma, come dicevo prima, attenzione che l’onere di controllo non ricada tutto sugli stessi tavoli.

Molto si potrebbe ancora dire, effettivamente, partendo dall’inadeguatezza della legge obiettivo, passando per le concessioni autostradali, fino alle proroghe selvagge, come procedure di gara, alle autorizzazioni semplificate, alle garanzie per i lavoratori e alle classificazioni qualificative aziendali. Ma avremo modo di parlarne in sede di voto. Io voglio sottolineare che, comunque, al di là dei risultati ottenuti, il lavoro di Commissione è stato costruttivo e che molte proposte esterne alla maggioranza e ai relatori, non solo nostre, sono state accolte e fatte proprie dai relatori.

Rimane il fatto che stiamo parlando di una legge delega. Noi abbiamo imparato, esattamente come chi sta fuori dal Palazzo, a non fidarci di questo esecutivo. Quello che uscirà da quest’Aula verrà sicuramente stravolto e questo a noi non piace, ma non dovrebbe piacere neanche ai colleghi che si sono impegnati affinché un tema tanto importante come gli appalti fosse blindato dal malaffare e reso funzionale alle necessità della collettività. (Applausi dal Gruppo M5S).